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Autismo: tornare a vivere con ortoterapia e lezioni di cucina

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
cascina bianca lacchiarella

cascina bianca lacchiarellaOrtoterapia e lezioni di cucina per favorire l’inserimento professionale delle persone affette da autismo: è la proposta che arriva dalla coop sociale Cascina Bianca di Lacchiarella, con il sostegno di UECOOP e Coldiretti di Milano, in occasione della Giornata Mondiale dedicata alla sensibilizzazione su questa patologia che, secondo un’analisi Angsa (Associazione nazionale genitori di soggetti autistici) colpisce quasi 550mila persone in Italia e 150mila in Lombardia.

Il progetto di Cascina Bianca, portato avanti grazie alla collaborazione con Barclays, Comune di Milano e Angsa Lombardia coinvolge 14 ragazzi di età compresa fra i 23 e i 35 anni, e li fa interagire fra lezioni di cucina, servizio ai tavoli nel ristorante della cooperativa e nei prossimi mesi sarà avviata anche la sperimentazione su un’area di 500 metri quadrati che verrà adibita a orto.

I ragazzi verranno affiancati da esperti che insegneranno come gestire il terreno, gli attrezzi, la pianificazione delle colture e la loro stagionalità. Il tutto con l’assistenza aggiuntiva di uno psicologo, due educatori e alcuni volontari.

“Il contatto con le piante nell’orto e la manipolazione degli alimenti in cucina e fra i tavoli sono esperienze interattive utili a chi soffre di autismo e questo permette un’evoluzione nel loro rapporto con il mondo” spiega Paola Pozzi, referente di UECOOP Lombardia “la nostra cooperativa sociale Cascina Bianca ha avviato questo percorso nei suoi spazi di Lacchiarella”.

Spiega Anna Ballarino responsabile della Coop sociale Cascina Bianca: “In Italia un autistico adulto grava sulla famiglia. Gli studi dimostrano che tra il 76 e il 90 percento gli adulti con autismo sono attualmente disoccupati. E nella maggior parte dei casi trascorrono le loro giornate in centri diurni che li occupano con attività infantili senza poter contare su un progetto di vita individuale. Se poi per caso trovano un’occupazione la svolgono esclusivamente in un ambiente protetto, perché nel nostro Paese mancano figure come quelle del tutor o del job coach che potrebbero invece favorire l’inserimento in un contesto lavorativo normale, situazione nella quale i limiti potrebbero diventare risorse preziose per la società”.

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