Home Curiosità TTIP, cosa c’è dietro il trattato economico

TTIP, cosa c’è dietro il trattato economico

pubblicato il: - ultima modifica: 11 Agosto 2020
carlo petrini slow food

carlo petrini slow foodAvrete sicuramente sentito parlare, in quest’ultimo periodo, di TTIP, l’abbreviazione di Transatlantic Trade and Investment Partnership, cioè il Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti. Vediamo di capirne di più grazie a un articolo realizzato dall’Unione Nazionale Consumatori.

D’altra parte, anche Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, dalle pagine del blog di Beppe Grillo ha dato la sua posizione personale, non certo convinta ed entusiasta, sul TTIP.

In sostanza il TTIP è un nuovo trattato in fase di stesura tra Unione Europea e Stati Uniti d’America, che ha lo scopo di spingere al massimo la liberalizzazione commerciale tra i due mercati, riducendo i dazi doganali e rimuovendo in una vasta gamma di settori le barriere non tariffarie, cioè le differenze in regolamenti tecnici, norme e procedure di omologazione, standard applicati ai prodotti, regole sanitarie e fitosanitarie.

Se entrasse in vigore, il primo effetto sarebbe la libera circolazione delle merci; si faciliterebbe il flusso degli investimenti e l’accesso ai rispettivi mercati dei servizi e degli appalti pubblici, ma ci sono anche molti timori sul fatto che gli USA, economicamente più forti, riescano a far prevalere la logica di profitto e delle multinazionali, contribuendo così a far calare drasticamente la qualità delle merci circolanti in Europa.

I dubbi e le paure sono essenziali in questa fase perché solo così i nostri negoziatori potranno fare un lavoro sempre migliore affinché il TTIP possa davvero portare benefici all’Unione Europea e ai suoi cittadini, ma è fondamentale chiarire alcuni aspetti.

A chi avanza il dubbio che il Partenariato possa incentivare l’uso di Ogm anche in ambiti dove per ora non si possono usare, l’UE risponde che non esiste questa possibilità: le leggi base dell’Unione, come quelle relative agli Ogm o alla sicurezza per la vita e la salute umana, il benessere e l’ambiente non sono messe in discussione e non rientreranno nelle negoziazioni.

Certo, gli organismi geneticamente modificati il cui uso è stato approvato dall’Unione Europea per la preparazione di cibi, l’alimentazione animale o la semina potranno essere venduti sul mercato europeo, ma il resto no. Al momento si tratta di 52 Ogm, che sono stati autorizzati dopo che l’organo preposto, l’EFSA; ne ha testato il rischio con una procedura che non verrà modificata in alcun modo.

Quanto alla questione dell’etichettatura, che in Europa è più recente e completa di quella americana, né l’UE né gli USA vogliono modificare la legislazione sulla sicurezza alimentare. Quanto alle IGP, DOP, IGT, DOC e DOCG, denominazioni che non piacciono agli USA che vorrebbero invece liberalizzare la vendita di prodotti italian sounding, l’UE assicura che sua priorità è la protezione di tutti i marchi di origine.

Possiamo credere a queste rassicurazioni? L’Unione Nazionale Consumatori dà il beneficio del dubbio e continuerà a monitorare la situazione, facendo valere le conquiste europee raggiunte fino a oggi nell’ambito della sicurezza alimentare, dell’etichettatura e della qualità dei controlli.

Qui di seguito l’opinione di Carlo Petrini sul TTIP.

Beppe Grillo: Parliamo del TTIP: lei ha più volte manifestato la sua preoccupazione per gli effetti che avrà sull’industria alimentare europea. Perché c’è tanta pressione affinché sia confermato in tempi brevi? Chi ci guadagna dal TTIP? Chi ci perde? Quali sono gli effetti nel lungo periodo per l’Italia? Per i consumatori? E per gli equilibri del pianeta?

Carlo Petrini: Penso che è un atteggiamento disonesto e non corretto realizzare questi trattati nella più assoluta segretezza senza coinvolgere le comunità e quando si fanno le cose segrete in genere le fanno i disonesti! Non bisogna permettere che questi trattati si svolgano sulla pelle di milioni di contadini e di pescatori e di produttori che in ogni angolo del pianeta stanno lavorando e devono essere tutelati e hanno davanti un feticcio che si chiama libero mercato che libero non lo è e che spesso e volentieri distrugge la vita di queste comunità.

Se in virtù del libero mercato faccio entrare prodotti a base di carne, allevata con criteri non così rigorosi come quelli che sono tenuti a applicare i nostri allevatori, prodotti fitofarmaci, antibiotici, anabolizzanti, ormoni per la crescita: tutte queste cose, vietate in Italia e in Europa, non sono vietate negli Stati Uniti.

Io faccio un’ingiustizia nei confronti dei nostri allevatori, la legge deve essere uguale per tutti. Noi cittadini possiamo diventare coproduttori perché le nostre scelte possono determinare delle scelte agricole, se mangio prodotti provenienti da un’agricoltura locale di piccola scala, che non utilizza pesticidi, pulita, aiuto quel tipo di agricoltura lì. Se io mangio e compro prodotti di multinazionali che arrivano magari da altre parti del mondo senza le regole che debbono seguire i nostri produttori, magari ottenuti attraverso forme di schiavismo della manodopera, aiuto quel tipo di agricoltura. La sovranità alimentare si coniuga attraverso un rapporto forte tra cittadini e produttori dello stesso Paese.

Condividi: