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Il 5×1000 dell’ENEA a studi per la salute delle donne

pubblicato il: - ultima modifica: 10 Agosto 2020
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hpvIn occasione dell’avvio delle procedure di presentazione delle dichiarazioni dei redditi, l’ENEA ha deciso di utilizzare i fondi del 5×1000 per gli studi condotti da giovani ricercatrici dell’Agenzia su nuovi vaccini vegetali contro il cancro del collo dell’utero e su nuove strategie terapeutiche per la cura di tumori cerebrali dell’età infantile.

La ricerca condotta da Silvia Massa dell’ENEA permette di sviluppare dalla pianta del tabacco un vaccino terapeutico a basso costo contro il cancro del collo dell’utero, con il vantaggio di non utilizzare agenti patogeni per l’uomo.

Questa patologia, causata dal papilloma virus umano (HPV) principalmente trasmesso per via sessuale, è il quarto tipo di tumore più frequente nella popolazione femminile: in Italia si stima colpisca circa 3.500 donne l’anno, mentre solo nel 2012 ha causato 266 mila decessi in tutto il mondo.

Contro l’HPV sono disponibili da alcuni anni due vaccini profilattici per prevenire la malattia, che però sono efficaci solo contro 4 ceppi del virus: ciò rende necessario lo sviluppo di nuovi vaccini terapeutici in grado di curare la patologia.

“La lotta contro il cancro” dichiara la ricercatrice ENEA Carmela Marino, che coordina questi progetti “non può prescindere da due fattori fondamentali: la necessità di nuove tecnologie che consentano una diagnosi precoce e non invasiva e quella di individuare terapie sempre più personalizzate, mirate ed efficaci”.

“Stiamo studiando come sfruttare alcune proteine vegetali per migliorare i vaccini antitumorali” spiega Silvia Massa “Queste proteine potrebbero essere usate per fare in modo che il sistema immunitario riconosca meglio ed elimini le cellule infettate da HPV”.

La ricerca ideata da Mirella Tanori dell’ENEA punta invece a trovare nuove strategie terapeutiche per la cura del medulloblastoma, un tumore cerebrale maligno che nell’80% dei casi si manifesta al di sotto dei 14 anni di età con un’incidenza di circa 1/200.000.

La terapia convenzionale consiste nell’asportazione chirurgica seguita da trattamento chemioterapico e radioterapico, che spesso comporta gravi deficienze neurocognitive. Il progetto dell’ENEA si propone di studiare nuove strategie per rendere il medulloblastoma maggiormente curabile con la radioterapia, utilizzando le cellule staminali tumorali come bersaglio.

“Le cellule staminali tumorali” spiega Mirella Tanori “rappresentano una riserva senza fine per il mantenimento e la progressione del tumore. Potrebbero essere inoltre responsabili del fallimento della terapia convenzionale, in quanto queste cellule possiedono caratteristiche che le rendono resistenti ai trattamenti. Da qui nasce l’esigenza di utilizzare nuove tecnologie che inducono il differenziamento delle cellule staminali tumorali per renderle più sensibili al trattamento radioterapico”.

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