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Pasto Buono, iniziativa contro lo spreco alimentare

pubblicato il: - ultima modifica: 5 Agosto 2020
pasto buono

pasto buonoPasto Buono è un progetto che si propone di salvare il cibo invenduto degli esercizi del settore della ristorazione (quello ancora integro che per ragioni igieniche verrebbe comunque buttato via) per donarlo ai poveri.

L’obiettivo è duplice: ridurre lo spreco di cibo e aiutare chi ne ha bisogno. Nel 2014 Pasto Buono ha permesso di recuperare e donare quasi 200mila pasti.

QUI Foundation, Onlus sostenuta da QUI! Group, azienda italiana che opera nel settore dei buoni pasto, voucher aziendali e dei servizi integrati su smart card multifunzione, ha portato il progetto in molte città italiane, tra cui Milano, Genova, Firenze, Cagliari, Roma e Palermo.

Nell’ultimo mese Pasto Buono è stato attivato anche a Napoli e Civitavecchia, grazie all’accordo con il suo partner Tirrenia Compagnia di Navigazione, che mette a disposizione l’invenduto delle navi, e con i volontari del Centro servizi per il volontariato (a Napoli) e con la Croce Rossa (a Civitavecchia).

Ultima iniziativa in ordine di tempo per Pasto Buono è quella legata al Gruppo alimentare Cremonini che ha scelto di affiancare QUI Foundation nella battaglia per il recupero delle eccedenze alimentari da destinare alle persone in difficoltà. Il progetto prevede un lavoro di squadra, che vede impegnati gli esercizi di ristorazione del Gruppo Cremonini e QUI Foundation.

A partire da questi giorni, le eccedenze alimentari invendute presso i locali romani nella Stazione Termini della Chef Express (la controllata di Cremonini nel settore della ristorazione) vengono ritirate dai volontari. Il progetto prende vita nella città grazie appunto alla collaborazione dei volontari della Croce Rossa di Roma, che si stanno occupando dei ritiri delle eccedenze alimentari tre volte la settimana, martedì sabato e domenica.

Le eccedenze vengono consegnate al Centro Richiedenti Asilo, gestito dalla Croce Rossa di Roma, e ai senza fissa dimora. In questo modo, oltre ad assicurare pasti in più alle strutture che accolgono le persone in difficoltà facendo una buona azione, si aggiunge un piccolo tassello alla lotta contro gli sprechi alimentari.

“Lo spreco di cibo è uno dei principali problemi moderni, oltre che un paradosso in momenti di crisi come quello attuale” spiega Valentino Fabbian, AD Chef Express “e questo progetto concreto nasce proprio con l’impegno di fare ogni giorno qualcosa di più per contrastarlo. Abbiamo iniziato da Roma, ma contiamo di partire al più presto anche in altre città italiane in cui siamo presenti. La lotta allo spreco è un tassello importante del nostro impegno complessivo nel campo della sostenibilità, che negli oltre 400 punti vendita nel settore della ristorazione ci rende particolarmente virtuosi nei temi del risparmio energetico e del riciclo”.

“Nel 2014 Pasto Buono ha recuperato e donato quasi 200mila pasti, che vanno ad aggiungersi ai 500mila distribuiti negli scorsi anni” precisa Gregorio Fogliani, Presidente di QUI! Group “Le potenzialità sono notevoli e a portata di mano. Se tutti i pubblici esercizi (solo quelli convenzionati QUI Group sono 150mila in Italia) seguissero l’esempio di Cremonini, mettendo a disposizione il cibo invenduto, con una media di 20 pasti al giorno, si potrebbero distribuire oltre 7 milioni di pasti quotidianamente”.

Il progetto Pasto Buono è attivo a Genova, Roma, Palermo, Cagliari, Firenze, Civitavecchia, Napoli e Firenze. Entro il 2015 arriverà a Bari, Olbia e Trieste. Nel 2014 è stata inoltre stretta una partnership a livello nazionale per la raccolta dei pasti sui ristoranti delle navi Tirrenia oltre a un’importante collaborazione con Croce Rossa Italiana a Genova e Civitavecchia.

La forza di Pasto Buono sta nella capillarità della rete di oltre 150 mila esercizi di ristorazione, con la quale è in contatto quotidiano il gruppo che fa da cappello alla fondazione, QUI!Group, la prima società italiana attiva nel settore dei buoni pasto. Puntando la lente d’ingrandimento sul valore dello spreco alimentare in Italia, si comprende quanto ancora la strada sia in salita, soprattutto se si considera che la cattiva gestione costa a ogni italiano 500 euro annuali di alimenti non consumati.

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