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Energie rinnovabili o combustibili fossili?

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
energie rinnovabili non fotovoltaiche

energie rinnovabili non fotovoltaicheLa maggior parte dei Paesi si dichiara a favore delle energie rinnovabili ma continua a finanziare progetti per le esplorazioni petrolifere.

Nonostante i vari interventi per incentivare l’uso delle energie rinnovabili, le aziende energetiche di tutto il mondo continuano a ricevere significativi incentivi statali per progetti legati all’estrazione del petrolio.

La notizia non sconvolge l’opinione pubblica ma di certo stempera l’entusiasmo nato dalle recenti conquiste italiane in materia di politiche ambientali e risorse energetiche alternative.

Le energie rinnovabili cominciano a conquistare un pubblico sempre più vasto di sostenitori, anche grazie alle varie soluzioni per i consumi domestici. Chi volesse esplorare le potenzialità di questo nuovo mercato potrà avvalersi dei servizi per la luce e il gas del comparatore SuperMoney e valutare di persona se le offerte proposte sono in linea con le proprie esigenze di consumi.

L’entusiasmo suscitato dalla pubblicazione dei dati relativi alla diffusione delle fonti rinnovabili in Italia e nel mondo è stato già spento dalla notizia diffusa di recente dall’ODI, Overseas Development Institute, l’istituto britannico specializzato nella attività di ricerca e di diffusione delle informazioni sui temi collegati alla riduzione della povertà e lo sviluppo economico e sociale.

Secondo un recente studio gli stessi Paesi industrializzati che si dichiarano favorevoli all’uso di fonti alternative, avrebbero avviato allo stesso tempo dei progetti mirati all’individuazione di nuovi giacimenti di petrolio.

I Paesi industrializzati e in via di sviluppo offrirebbero alle compagnie energetiche delle sostanziose sovvenzioni statali per le esplorazioni petrolifere per un ammontare complessivo di 71 miliardi di euro all’anno, con inevitabili ripercussioni sulle condizioni climatiche e sugli equilibri ambientali. Secondo gli ultimi dati, le sovvenzioni più consistenti sarebbero fornite dalla Gran Bretagna, dalla Russia, dall’Australia e dagli Stati Uniti. Solo Washington avrebbe investito nel 2014 ben 5,1 miliardi di dollari in sovvenzioni alle compagnie petrolifere e del gas.

Questi complessi sistemi di sovvenzioni limitano, e in alcuni casi annullano, gli effetti delle politiche per la difesa ambientale attualmente in corso. Nel rapporto presentato dall’Overseas Development Institute sono anche citati i Paesi in cui questi sistemi sono più diffusi e radicati, come il Brasile, la Cina, l’India, il Messico, la Russia e l’Arabia Saudita. I sussidi diretti e occulti sono finanziamenti pubblici per le imprese ad alta intensità di carbonio a scapito delle energie rinnovabili.

Lo studio rivela anche che senza la sovvenzione e altri sussidi per l’esplorazione di giacimenti di petrolio, una gran parte di progetti oil&gas di oggi non potrebbero più essere redditizi. A rendere ancora più preoccupanti le previsioni per il futuro del pianeta e dei suoi ecosistemi sono i dati diffusi dall’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), che prevedono un aumento di quattro gradi della temperatura terrestre entro la fine del secolo. Un’ulteriore motivazione che dovrebbe spingere i governi dei Paesi di tutto il mondo ad attuare politiche più incisive e soprattutto coerenti verso l’uso delle energie rinnovabili.

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