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Assocarta: il settore cartario soffre per i costi dell’energia

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
Assocarta Paolo Culicchi

Assocarta Paolo CulicchiNel 2014 l’Italia si riconferma 4° produttore di carta e cartone in Europa dopo Germania, Finlandia e Svezia grazie al 45% di export ma il livello produttivo è pari al 2013: 8,6 milioni di tonnellate per un fatturato di 6,7 miliardi di euro.

I macro-comparti presentano andamenti diversificati: carte per usi grafici (-1,1%) che scontano gli effetti dei forti ridimensionamenti degli investimenti pubblicitari su stampa e l’impatto del digitale.

Secondo quanto rilevato da Euro-Graph, l’associazione Europea dei produttori di carte grafiche, la domanda europea (Europa Occidentale) è scesa del 3% nel 2014 con riduzioni più accentuate per l’Italia (-8%).

Tenuta delle carte per usi igienico-sanitari (-0,8%), che costituiscono il 20% della produzione europea, e del complesso delle tipologie destinate all’imballaggio (+0,4%), tra cui le carte e cartoni per cartone ondulato, voce di maggior spicco del comparto (-0,9%), che hanno scontato gli effetti del peggioramento in corso d’anno dell’attività economica generale. Positivo il risultato nella produzione delle altre tipologie di carte e cartoni (+5,9%).

“Nel complesso un fatturato estero di 3.650 milioni di euro con un saldo attivo dei conti con l’estero di 123 milioni di euro” afferma Paolo Culicchi, presidente di Assocarta “e se allargassimo l’analisi export alla filiera più estesa su di un fatturato complessivo di 31 miliardi di euro vedremmo una bilancia commerciale passata da 2,6 miliardi di euro nel 2005 a 4 miliardi di euro nel 2014”.

Se la carta Made in Italy ha nell’export il suo punto di forza è nella sua bolletta energetica il suo tallone d’Achille che è quasi pari a un quinto del fatturato (oltre 1,1 miliardi di euro), escludendo il costo degli oneri CO2, e costringe il settore a un costante allarme competitività. Il conto pagato in termini di oneri di sistema gas ed energia elettrica arriva a oltre 160 milioni di euro l’anno, circa il 14% del costo totale della bolletta.

Per esempio, in poco più di tre anni la componente A3 di tali oneri dal gennaio 2011 al dicembre 2014 è quasi triplicata passando da 16,65€/MWh a 49,71€/MWh. Anche la decisione di far pagare il 5% degli oneri di sistema all’autoconsumo, pari a oltre 11 milioni di euro per il settore cartario, ha contribuito a far aumentare significativamente il peso degli oneri in bolletta introducendo un vera e propria tassa sull’efficienza e sulla competitività, spiega ancora Culicchi.

“L’attuazione dell’articolo 39 avrebbe dovuto comportare una misura analoga a quanto fatto in Germania dove la riduzione degli oneri ha superato i 70 euro/MWh mentre nel nostro Paese non siamo andati oltre la media di 10 euro MWh” continua Culicchi “senza considerare che per il settore cartario la bolletta per l’energia elettrica in Francia si attesta sui 55/60 euro/MWh e in Germania è addirittura inferiore ai 50 euro/MWh, contro gli oltre 140 euro/MWh dell’Italia”.

A gravare ulteriormente sul gap competitivo con i principali paesi europei ci sono anche le misure di compensazione dei costi indiretti derivanti dal sistema di scambio di quote di CO2 che in Italia non sono ancora state applicate.

Ai costi dell’energia si sommano quelli per le materie prime fibrose che sono quotate in dollari: causa l’indebolimento dell’euro, per le cartiere europee il costo per la fibra lunga è salito del 18,6% tra aprile 2014 e aprile 2015 (790€/tonn) mentre la fibra corta è rincarata del 35,3% (720€/tonn). Per quanto concerne la carta da riciclare, prima materia prima del settore, con circa 6,1 milioni di tonnellate di carta da riciclare raccolta siamo il 3° produttore europeo, dopo Germania, Francia.

Una filiera che si prende cura dei propri prodotti, con un tasso di raccolta di oltre il 62% di carta da riciclare e un tasso di utilizzo della stessa di oltre il 54%, che non ha certo bisogno di ulteriori interventi normativi sulla materia.

“Nessun paragone tra la situazione economico-finanziaria di Italia e Grecia ma il nostro Paese rischia un fenomeno ITALEXIT a livello competitivo in materia ambientale e energetica” conclude il presidente di Assocarta “se non ci si muoverà tempestivamente nell’applicare per intero le direttive europee a tutela dell’industria energy intensive come il cartario attraverso: una revisione dell’articolo 24 dando certezze sul medio periodo alle scelte di sviluppo industriale; una coerente attuazione all’articolo 39 per la parte elettrica con riduzione degli oneri anche per la parte gas naturale; la compensazione dei costi indiretti derivanti dall’Emissions Trading e, infine, il riconoscimento dell’industria cartaria come energivora a livello europeo nella Riforma Fiscale e in quella delle accise”.

Approvata dall’Assemblea dei Soci di Assocarta anche la Road Map per la costituzione di un nuovo soggetto associativo in linea con la Riforma Pesenti di Confindustria, partendo dalla positiva esperienza della Federazione della Filiera della Carta e della Grafica. Un soggetto che già oggi rappresenta una filiera con un fatturato complessivo di 20 miliardi circa e più di 165.000 occupati.

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