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Caldo: i grandi laghi svuotati e ora c’è il rischio grandine

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caldo in agricolturaIl livello idrometrico del fiume Po è sceso di un metro per effetto del mese di gran caldo, ma si sono svuotati rapidamente anche i grandi laghi con la percentuale di riempimento che va dal 20,7 percento per il lago di Iseo al 31,2 percento per il lago di Como, al 49,6 percento per il lago di Garda fino al 63,5 per quello Maggiore.

È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti, dal quale si evidenzia che il livello idrometrico dei fiume Po al ponte della Becca è di -3,32 metri, divulgato in occasione degli stati generali dell’irrigazione all’Expo ai quali partecipa il presidente nazionale Roberto Moncalvo.

Dal livello del fiume Po dipende gran parte dell’irrigazione dei prodotti più rappresentativi del Made in Italy per i quali si contano già pesanti danni per effetto della siccità.

Le temperature record di luglio stanno letteralmente bruciando gli ortaggi e la frutta come i meloni così come sono in grandi difficoltà le coltivazioni di mais necessarie per l’alimentazione degli animali che hanno bisogno di una adeguata irrigazione e per le quali si prospetta un crollo dei raccolti.

I problemi riguardano anche il pomodoro da conserva con lessature e scottature e un forte calo delle quantità prodotte in alcune zone. Non va meglio per l’allevamento perché le mucche arrivano a bere con le alte temperature di questi giorni fino a 140 litri di acqua al giorno contro i 70 dei periodi più freschi e a causa dello stress producono in media a livello nazionale il 10-15 percento in meno di latte, un calo che significa una perdita di 100 milioni di litri di latte in un mese.

Il bilancio stimata di danni provocati da un mese di grande caldo è di almeno 200 milioni di euro secondo la Coldiretti. L’annunciato arrivo del maltempo è importante per ripristinare le scorte idriche consumate, ma a preoccupare sono le manifestazione temporalesche violente che si sono già verificate in alcune aree del Paese con la grandine che in questo periodo è la più temuta dagli agricoltori perché rovina irreversibilmente i raccolti frutto di un intero anno di lavoro.

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