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Crisi e consumi, 1 italiano su 2 con il pane del giorno prima

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
pane raffermo

pane raffermoQuasi la metà degli italiani (46 percento) mangia il pane avanzato dal giorno prima: è uno degli effetti a lungo termine della crisi che dal 2008 colpisce le famiglie del Belpaese e che sta favorendo la tendenza a contenere gli sprechi.

È quanto afferma la Coldiretti Lombardia in occasione del convegno L’abbondanza alimentare: ricchezza o spreco? che si è svolto il 10 agosto, al Padiglione Coldiretti con la partecipazione di Marco Lucchini del Banco Alimentare, Francesco Castellotti di Federconsumatori, Wilma Pirola Responsabile Donne Impresa Coldiretti Lombardia, Silvia Furiosi della Fondazione Fratelli di San Francesco e Ambrogio De Ponti Presidente Unaproa.

La mattinata è stata l’occasione per riflettere su come sono cambiati i consumi degli italiani. Infatti, secondo un sondaggio Coldiretti/Ixè, il 75% delle famiglie fa una spesa più accurata, il 56% riutilizza gli avanzi, il 37% ha ridotto le quantità acquistate e l’11% si è impegnato in beneficienza alimentare. In totale 6 italiani su 10, aggiunge Coldiretti Lombardia, hanno tagliato gli sprechi nonostante i 76 chili di cibo pro-capite all’anno che finiscono tuttora nel bidone.

Proprio a un alimento simbolo come il pane, ai suoi modi di utilizzo e di recupero alimentare è dedicato il manuale antispreco curato da Donne Impresa di Coldiretti Milano, Lodi, Monza Brianza indirizzato in particolare ai consumatori di domani con proverbi, ricette, aneddoti e una sezione in inglese.

“L’educazione delle nuove generazioni è fondamentale” spiega Pina Alagia, Responsabile Donne Impresa Coldiretti Milano, Lodi “Bisogna investire sui bambini perché saranno loro gli uomini e le donne del futuro. Dobbiamo far capire loro l’importanza del non sprecare il cibo e del legame con il territorio”.

Un legame ribadito anche dall’accordo di filiera sul pan rustegh in collaborazione con i panificatori milanesi che tra il 2014 e il 2015 hanno già sfornato cento quintali di panini e pagnotte, impastato con farine di frumento coltivato attorno al capoluogo lombardo e macinato a pietra in un mulino di Abbiategrasso alimentato ad acqua.

“L’opuscolo che abbiamo creato come Donne Impresa” spiega Pina Alagia “sarà uno strumento didattico che all’apertura delle scuole a settembre metteremo a disposizione delle classi e nelle fattorie didattiche di tutta la Lombardia”.

Il pane è una componente importante della dieta degli italiani anche se il consumo a causa della crisi economica è sceso nel 2014 al record negativo di circa 90 grammi, pari a meno di due fettine di pane al giorno (o due rosette piccole) a persona. Nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, si mangiavano ben 1,1 chili di pane a persona al giorno.

Da allora si è verificato un profondo cambiamento degli equilibri nutrizionali della dieta con un progressivo contenimento dei consumi di pane che nei tempi recenti sono scesi nel 1980 intorno agli 230 grammi a testa al giorno, nel 1990 a 197 grammi, nel 2000 a 180 grammi, nel 2010 a 120 grammi e nel 2012 a 106 grammi per arrivare a meno di 100 grammi già nel 2013.

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