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In arrivo un protocollo per l’afide del cipresso

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
afide del cipresso

afide del cipressoL’andamento meteorologico delle ultime stagioni ha fatto registrare una massiccia infestazione di afide del cipresso in Trentino.

La presenza del parassita è facilmente visibile, perché causa diffusi disseccamenti delle chiome e può, in qualche caso, portare anche alla morte della pianta.

Dopo manifestazioni di particolare intensità, come è avvenuto quest’anno, è necessario pianificare interventi preventivi da eseguire entro la prossima primavera.

La Fondazione Mach sta seguendo l’evolversi dell’attacco e sta lavorando alla stesura di un protocollo operativo per il monitoraggio e il controllo delle infestazioni.

Quest’estate i cipressi trentini sono stati messi a dura prova da una massiccia infestazione dell’afide del cipresso, l’afide Cinara cupressi. Sia nelle zone dove la pianta vegeta naturalmente, come l’Alto Garda, sia laddove è utilizzata a scopo ornamentale, in primavera si è assistito a improvvisi e diffusi disseccamenti delle chiome. Il proliferare del parassita è stato favorito dal clima dell’ultimo anno: l’estate fresca e umida del 2014 e l’inverno mite hanno contribuito a far sopravvivere un maggior numero di insetti.

Gli adulti dell’afide, lunghi massimo 4 millimetri, non sono facilmente visibili sulle chiome e per questo il danno, nelle fasi iniziali, rischia di essere confuso con altre patologie. Già durante la primavera, però, le fronde colpite assumono un colore giallastro, che vira al rosso-bruno nel prosieguo della stagione. I cipressi che più risentono degli attacchi dell’afide del cipresso sono quelli americani, importati a scopo ornamentale; essi, in caso di infestazioni epidemiche, possono morire, ma anche il cipresso comune viene intensamente indebolito.

Il Gruppo Foreste della Fondazione Mach, in collaborazione con le giardinerie comunali, il Servizio fitosanitario della Regione Veneto e l’Università di Padova, sta seguendo l’evolversi dell’attacco, approfondendo gli aspetti bioecologici e valutando le capacità di recupero delle piante colpite. In particolare, in questo periodo l’ente di San Michele all’Adige sta lavorando alla stesura di un protocollo operativo per il monitoraggio e il controllo delle infestazioni.

La lotta al parassita non è facile.

“Dopo manifestazioni particolarmente intense come quelle di quest’anno” spiegano gli esperti della Fondazione Mach “è opportuno pianificare interventi preventivi da eseguire possibilmente non oltre marzo, con prodotti fitosanitari a bassa tossicità. Interventi nel corso dell’estate non sono di alcuna utilità, a causa delle peculiarità del ciclo di sviluppo dell’insetto”.

Possono invece risultare utili misure preventive indirette, come la concimazione organica del terreno e l’irrigazione di supporto in caso di siccità. Inoltre si può ricorrere a lavaggi delle chiome ad alta pressione.

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