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Carta dell’energia: l’Italia abbandona il Trattato

pubblicato il: - ultima modifica: 3 Giugno 2020
carta dell'energia

carta dell'energiaL’Italia si tira fuori dagli accordi stabiliti dalla Carta dell’energia e subito scoppiano polemiche sulle motivazioni e sulle possibili conseguenze.

L’Italia quindi non aderirà alla Carta dell’energia a partire dal prossimo gennaio 2016.

La notizia è stata confermata dalle istituzioni nazionali ed europee che hanno però rassicurato l’opinione pubblica sulla totale assenza di ripercussioni sugli equilibri internazionali dei mercati energetici.

Qualche perplessità è stata invece manifestata dalle associazioni a tutela dei consumatori che, dopo gli aumenti delle bollette di luce e gas registrati nei mesi precedenti, temono nuove stangate in arrivo.

Nata per stabilire un quadro di riferimento per la cooperazione internazionale tra i paesi europei e altri paesi industrializzati e per contrastare le conseguenze dei disastri ambientali e dei cambiamenti climatici, la Carta dell’energia ha rappresentato un vero punto di svolta per la sicurezza internazionale.

Siglata nel 1991 da 51 Paesi, la carta aveva come obiettivo primario quello di aprire un quadro di tutele giuridiche valido anche nei Paesi dell’ex Unione Sovietica.

Ed è proprio nella recente evoluzione delle vicende internazionali, con la crisi del gas in Ucraina, che molti rintracciano la vera motivazione che ha spinto l’Italia ad abbandonare la Carta dell’Energia.

Sebbene il Ministero degli Affari Esteri giustifichi la scelta alla luce delle nuove esigenze imposte dalla spending review, per molti la ragione principale sarebbe da rintracciare nell’approccio anti-Russia manifestato dagli altri Stati membri.

Mercato energetico italiano: cosa accadrà con l’uscita dalla Carta dell’energia?

Al di là delle motivazioni, molte sono le domande sugli effetti che adesso si avranno sul mercato energetico, soprattutto in riferimento agli investitori internazionali. La maggiore preoccupazione riguarda il settore delle energie rinnovabili e soprattutto gli investimenti per l’eolico, settori che trovavano nel trattato una valida garanzia di adesione alle politiche green.

Secondo gli esperti per l’Italia non si profilano minacce grazie alla presenza di numerosi accordi che tutelano il Paese per 20 anni dall’uscita del trattato. Inoltre l’Italia ha firmato oltre un centinaio di trattati bilaterali di investimento, che fornirebbero comunque copertura agli investimenti stranieri.

Restano però le polemiche e le perplessità sul modo in cui è stata gestita la crisi, la totale mancanza di informazioni in merito ai negoziati e alle trattative che hanno preceduto l’uscita dalla Carta dell’energia rendono la questione ancora troppo confusa.

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