Home Eco Lifestyle Eco Trend: gli scarti della frutta si indossano

Eco Trend: gli scarti della frutta si indossano

pubblicato il: - ultima modifica: 25 Agosto 2020
pellemela - eco trend

pellemela - eco trendMele, ananas e arance: un concentrato di vitamine ma non solo. Regine del benessere a tavola, insieme ad altri tipi di frutta e vegetali stanno prendendo piede anche nel guardaroba.

Sì perché grazie alla ricerca più innovativa, gli scarti della frutta trovano nuova vita in accessori e tessuti fashion, rigorosamente cruelty free ed ecologici, dalla forte personalità.

La borsa di mela sarà presentata a Expo, martedì 13 ottobre nella Piazzetta Trentino dall’azienda Dolomiti Fruits, una novità assoluta: la pellemela shopper.

Si tratta di una borsa realizzata con gli scarti della lavorazione delle mele del Trentino, risultato degli studi di due ingegneri: Alberto Volcan che ha inventato il materiale pellemela e Carlo Busetti che ha progettato la borsa e la parte grafica con l’Ipad.

A Expo sarà presentato il processo di realizzazione del materiale e della borsa. Questa iniziativa dell’azienda Dolomiti Fruits che produce succhi e puree di frutta, oltre al nuovissimo succo di bergamotto e mele Bermè, è un esempio di sinergia fra il settore food e moda e design che porta a sviluppare innovazione tecnologica e soluzioni pensate soprattutto per limitare l’impatto ambientale.

La borsa è stata realizzata dall’azienda March di Bolzano, specializzata nella produzione e vendita di capotte per cabriolet, teli militari, teli schermati, materassi di protezione, che a Expo presenta anche una borsa realizzata con gli scarti del PVC.

L’ananas forte e resistente

Pinatex, designed by Carmen Hijosa
Pinatex, ideazione di Carmen Hijosa

Recente è anche Piñatex il tessuto cento per cento naturale in grado di sostituire la pelle derivato dalle foglie dell’ananas, brevettato dall’imprenditrice spagnola Carmen Hijosa.

L’ispirazione è arrivata durante un viaggio nelle Filippine in cui l’imprenditrice ha visitato le concerie locali e si è resa conto dell’enorme impatto ambientale di queste attività in tutto il mondo.

L’idea di utilizzare l’ananas è arrivata dalla barong talong, una tradizionale camicia filippina intessuta con fibre di foglie d’ananas.

Dopo cinque anni di ricerca è stato messa a punto questa fibra ecologica e biodegradabile che deriva da elementi di scarto del frutto che non richiedono aggiunta d’acqua o fertilizzanti e che funge da concime al momento del suo smaltimento. Oltre all’utilizzo per la realizzazione di scarpe, cappelli, cinture, accessori per smartphone, è indicata anche per i sedili delle automobili e per elementi d’arredo. Davvero smart.

Arancia vitaminica

Completamente made in Italy è l’Orange Fiber, tessuto ricavato dalle bucce delle arance mediante l’utilizzo di nanotecnologie che permettono l’estrazione di cellulosa dagli scarti degli agrumi. In questo caso il progetto pluripremiato, presentato un anno fa, è firmato da due giovani ricercatrici siciliane, Adriana Santonocito ed Enrica Arena, in collaborazione con il Politecnico di Milano.

Una scoperta molto importante anche in termini di sostenibilità. Basti pensare che durante la trasformazione industriale per produrre i succhi di arancia, il 60 percento della frutta viene scartato e finisce nelle discariche. Questo tessuto ha anche la possibilità di rilasciare vitamina A, E e C sulla pelle di chi lo indossa, caratteristica garantita per il momento fino a una ventina di lavaggi, ma le ricercatrici stanno studiando un modo per ricaricare il tessuto di vitamine.

Condividi: