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La Bandiera Verde Cia premia la multifunzionalità agricola

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
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Foto di anncapictures da Pixabay

premio bandiera verde ciaLa Bandiera Verde, riconoscimento giunto quest’anno alla tredicesima edizione, va alle realtà più creative anche in chiave ecosostenibile e di promozione del paesaggio rurale.

Dall’uso dei cavalli da tiro per lavorare la terra avvalendosi di pratiche biodinamiche alla zootecnia attuata rispettando gli standard Halal; dalla valorizzazione di un antico frantoio ipogeo in chiave di turismo archeologico al ciclo chiuso in azienda dal punto di vista energetico e produttivo.

Un riconoscimento agli agricoltori multiruolo e custodi che fanno anche reddito.

Nelle aziende che diversificano il contributo della multifunzionalità sulle entrate va dal 25% al 30%.

Tutto comincia dalla multifunzionalità. Il segreto del successo delle aziende agricole più competitive è proprio la valorizzazione delle attività connesse, che in 7 casi su 10 sono interpretate in chiave innovativa. Ma sempre nel solco delle tradizioni, delle tipicità locali e della sostenibilità ambientale.

C’è chi punta sul ciclo chiuso, creando un circuito virtuoso che va dall’allevamento di capre da latte al caseificio aziendale fino alla vendita diretta, conquistando i primi posti nella graduatoria delle migliori lattifere in Italia nel pieno rispetto dell’ambiente, come testimoniano l’attività di recupero delle acque piovane a fini produttivi e la presenza di un mini impianto fotovoltaico per l’autoconsumo di energia elettrica pulita.

C’è, poi, chi utilizza i cavalli da tiro per lavorare la terra avvalendosi di pratiche colturali biodinamiche e caratterizzare l’offerta imprenditoriale: un vero ritorno al passato che dà origine a un’attività didattica ad hoc per chiunque voglia acquisire conoscenza ed esperienza di questo metodo agricolo e permette l’addestramento di puledri da destinare in futuro al lavoro dei campi sottraendoli, spesso, alla macellazione.

E ancora c’è chi unisce la cultura italiana con quella islamica, con la rigorosa conformità della propria produzione zootecnica agli standard internazionali Halal e adesso studia la possibilità di affiancargli un progetto, Kosher Made in Italy, per la comunità ebraica.

Perché i valori legati al cibo e all’agricoltura possano tradursi in strumenti di condivisione e pacificazione. Sono questi alcuni esempi delle realtà vincitrici di Bandiera Verde Agricoltura, il premio promosso dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori, che a Roma nella Sala Protomoteca in Campidoglio è stato consegnato a 78 campioni della nuova agricoltura italiana.

Ma tra i premiati di Bandiera Verde ci sono anche tanti agricoltori custodi della biodiversità, del paesaggio rurale e del suo patrimonio storico, culturale e archeologico. C’è chi ha fatto della propria masseria con lago annesso uno scrigno naturalistico in cui macchia mediterranea, querce alte 20 metri, ulivi e piante acquatiche convivono con bovini e uccelli migratori; chi valorizza e manutiene un antico frantoio ipogeo interamente scavato nella roccia e chi ha creato un percorso a tema, Le vie dell’anima, che conduce gli ospiti dell’azienda agrituristica in un suggestivo itinerario attraverso la storia del territorio, le consuetudini contadine e le produzioni autoctone.

Premi che non solo evidenziano il fondamentale contributo della multifunzionalità al reddito agricolo, che nelle aziende diversificate arriva al 25% delle entrate complessive, superando anche il 30% nel caso delle imprese under 40; ma dimostra ancora una volta l’affermazione dell’agricoltore come imprenditore multiruolo e custode, capace cioè non solo di produrre dai campi ma di preservare l’ambiente, di qualificarlo attraverso l’attività turistica, di costruire sistemi territoriali capaci di rispettare la natura e le caratteristiche di quell’area.

“D’altronde l’Italia, con un trentesimo della superficie Ue, detiene il 50% della biodiversità vegetale e il 30% di quella animale del continente europeo” sottolinea il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino, durante la consegna dei riconoscimenti “Ma sono agricoltori che diventano anche sentinelle del bello capaci di conservare, gestire e manutenere questo patrimonio immenso. E che si candidano a farlo ufficialmente, tanto più che oggi su 51 siti Unesco (l’Italia ha il record mondiale) ben la metà sono in ambito rurale e circa il 40% del patrimonio monumentale e il 60% di quello archeologico si trova in contesti non urbani”.

Ma tra i premiati con Bandiera Verde per il 2015 ci sono anche realtà che si sono particolarmente distinte nei sei mesi di Cia in Expo: dallo stilista Michele Gaudiomonte, che ha fatto sfilare donne ulivo e donne papavero, all’Agristorante la Ficaia delle Donne in Campo, con la loro attività di risto-istruzione e menù preparati rispettando principi di stagionalità, territorialità ed eticità delle materie prime.

E ancora: il gruppo Terraròss della Bassa Murgia, che mira a riscoprire la cultura del territorio dando voce e musica alle storie del passato e, soprattutto, gli Agrichef lanciati da Turismo Verde per insegnare a mangiare secondo campagna in un connubio perfetto tra agriturismo e ristorazione.

E non finisce qui: tra i premi speciali che ogni anno la Cia assegna a personalità eccellenti, quest’anno c’è quello allo chef Massimo Bottura: un riconoscimento alla sua cucina saldamente ancorata alla tradizione del territorio e alla ricchezza dei suoi prodotti, ma anche un premio alla sua sensibilità rispetto ai temi della nutrizione tanto da mettere al centro, in occasione di Expo, il tema della lotta agli sprechi con la creazione di una mensa per i meno abbienti dove, a turno, i migliori cuochi del mondo hanno rielaborato gli avanzi dei Padiglioni dell’Esposizione Universale.

E dopo l’apertura del Refettorio Ambrosiano di Milano, che Bottura ha definito un dono di bellezza alle anime fragili, lo chef ha annunciato dalla Protomoteca del Campidoglio l’intenzione di aprire altri due Refettori stellati e anti-spreco a Torino e New York.

Nella categoria Agrifilm di Bandiera Verde, il prezioso premio della Cia va invece al docufilm 1893. L’inchiesta della regista Nella Condorelli: un viaggio cinematografico e un’inchiesta straordinaria su una pagina dimenticata della storia italiana del XIX secolo, la protesta del movimento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori.

Non meno importante, secondo la Confederazione, è allargare lo sguardo anche verso la realtà del Mediterraneo, un’area oggi teatro di conflitti ed enormi difficoltà, ma che potrebbe divenire il luogo del futuro per una grande agricoltura. Quest’anno, proprio per la categoria Agrimed, a essere premiata per il suo impegno nel rendere un luogo problematico opportunità di sviluppo e di occupazione è la Cooperativa agricola delle donne del Deir Kanoun Ras el Ain: 12 donne libanesi che hanno reagito alla distruzione della loro struttura durante la seconda guerra del Libano e grazie al sostegno dell’UNDP (Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite) sono riuscite a rilanciare la cooperativa dove oggi producono pani tradizionali, marmellate e gelatine di pompelmo, zucca e fichi e marzapane.

A consegnare i premi Bandiera Verde 2015, con il presidente della Cia Dino Scanavino e i tre vicepresidenti nazionali Cinzia Pagni, Alessandro Mastrocinque e Antonio Dosi, sono intervenuti anche il presidente della Commissione Agricoltura alla Camera Luca Sani, la vicepresidente della Commissione Agricoltura al Senato Leana Pignedoli, il coordinatore della Commissione Agricoltura della Conferenza delle Regioni Leonardo Di Gioia e il sottosegretario di Stato per le Riforme costituzionali e i Rapporti con il Parlamento Sesa Amici.

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