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Un’indagine nel sottosuolo per conoscere l’acqua che beviamo

pubblicato il: - ultima modifica: 7 Agosto 2020
acqua potabile

acqua potabileUn triangolo tra Milano, Roma e l’Ontario, in Canada, per indagare l’acqua del sottosuolo e ricostruire la storia dell’acqua che beviamo, così da rendere ancora più efficiente ed efficace la gestione del servizio idrico.

Sono gli obiettivi del progetto avviato in collaborazione con La Sapienza di Roma e l’Università di Waterloo in Canada dal Gruppo CAP, e che entro pochi mesi restituirà all’azienda idrica milanese la carta di identità più completa ed evoluta della falda sotterranea, ricostruita basandosi sulle analisi isotopiche.

Per il Gruppo CAP si tratta di un’implementazione fortemente innovativa del PIA, il Piano Infrastrutturale degli Acquedotti già varato dall’azienda.

“Conoscere i percorsi sotterranei non è soltanto una curiosità scientifica, ma uno strumento pratico per una gestione industriale più efficace ed efficiente, tanto più oggi che la falda risulta minacciata dalla pressione antropica, in grado di trasportare potenziali inquinanti nel sottosuolo, e da una riduzione della disponibilità legata ai cambiamenti climatici” spiega il presidente Alessandro Russo.

Per esaminare il movimento delle acque sotterranee, la ricerca si basa sulle analisi isotopiche, sia della molecola d’acqua che dei composti disciolti in acqua, come nitrati e solfati per esempio. Infatti, ogni composto chimico include tra i milioni di molecole, alcune molecole differenti, composte ad esempio da idrogeno o ossigeno più pesanti perché corrispondenti ad atomi contenenti un neutrone in più.

Il rapporto tra isotopi leggeri e pesanti è differente a seconda della provenienza, della storia e del percorso delle acque sotterranee, consentendoci quindi di distinguere tra le diverse acque sotterranee, anche se hanno la stessa composizione chimica.

Il progetto, a cui stanno lavorando i geologi del Gruppo CAP insieme con il Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza di Roma e i ricercatori dell’Università di Waterloo (Canada), è ormai in fase avanzata e rientra nel programma CAP 21, Impegni di sostenibilità, lanciato dall’azienda idrica a pochi giorni dall’avvio di COP21, la Conferenza sul clima che si svolgerà a Parigi in dicembre, per raccogliere la sfida del Climate Change mettendo in atto 21 azioni concrete di sostenibilità.

I 21 impegni si riassumono in sette grandi aree di intervento del programma CAP21: #Acquadabere, #Acquadarecuperare, #acquadavalorizzare, #Acquadacostruire, #Acquadarisparmiare, #Acquadainnovare e #Acquadasostenere.

Nei giorni scorsi ad Assago i geologi di CAP hanno incontrato il team della Sapienza di Roma per fare il punto sul progetto che darà, tra i molteplici vantaggi, la possibilità di valutare il tasso di rinnovamento della falda per usarla in maniera consapevole e sostenibile. Non solo informazioni sui ciclo naturale dell’acqua: lo studio fornirà nuovi dati anche sull’impatto delle attività dell’uomo, arrivando a valutare l’origine e soprattutto la possibilità che prodotti del mondo agricolo e industriale possano minacciare la qualità della risorsa idrica consentendo di intervenire immediatamente.

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