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Combustibili fossili: oltre 452 miliardi in un solo anno

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 4 Dicembre 2018
combustibili fossili

Secondo i dati diffusi da due ONG, i combustibili fossili sarebbero considerati la primaria fonte di investimento per i Paesi industrializzati.

I combustibili fossili continuano a essere la principale fonte di investimento per la maggior parte dei Paesi del mondo.

Ad annunciare la clamorosa scoperta è un rapporto diffuso da due organizzazioni non governative in cui sono citati non solo i nomi dei Paesi ma anche le modalità di finanziamento adottate e i relativi importi versati.

La notizia sembra quindi ridurre, o meglio annullare, l’entusiasmo e l’effetto di tutte le politiche ambientali che sembrano produrre i prime effetti con l’esplosione del settore fotovoltaico ed eolico, che anche in Italia hanno raggiunto ottimi risultati nel corso di quest’ultimo anno.

La notizia è stata diffusa nei giorni scorsi da due organizzazioni non governative, l’Overseas Development Institute e l’Oil Change International, e giunge a breve distanza dall’avvio dei lavori previsti dalla Conferenza sul clima di Parigi, in cui verranno affrontate le principali problematiche ambientali e individuate le possibili strategie di difesa, proprio da quegli stessi Paesi citati nel rapporto e quindi colpevoli di finanziare il mercato mondiale dei combustibili fossili.

Combustibili fossili: un business da oltre 452 milioni di dollari

I dati raccolti dalle due ONG fornirebbero non solo i nomi dei Paesi, ma anche le modalità di finanziamento adottate, con i relativi importi.

Le analisi hanno infatti ricostruito i movimenti avvenuti tra il 2013 e il 2014, individuando tre tipi di sostegno finanziario da parte delle Autorità, ovvero: le sovvenzioni nazionali e gli adeguamenti fiscali, circa 78 miliardi, gli investimenti delle aziende pubbliche impegnate in questo settore con 286 miliardi di euro e infine il sostegno fornito dalle istituzioni finanziarie pubbliche attraverso i prestiti bancari, con circa 88 miliardi dollari.

I governi del G20 avrebbero quindi investito nel corso dell’ultimo anno un totale di 452 miliardi di dollari, per sostenere la produzione e l’impiego di energie fossili e in modo particolare la produzione del petrolio, gas e carbone.

I dati confermerebbero inoltre il profondo divario tra gli investimenti destinati alle energie rinnovabili, solo 121 miliardi di dollari l’anno, e quelli per i combustibili fossili che rappresentano un mercato ben quattro volte più grande.

Oltre alla Cina, che con i suoi 77 miliardi all’anno, che rappresenta il principale Paese finanziatore, lo studio cita anche il Giappone, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, tra i Paesi più attivi nel mercato dei combustibili fossili, e quindi maggiormente colpevoli del progressivo impoverimento delle risorse ambientali e della problematiche ambientali derivanti da una gestione sbagliata e quindi troppo aggressiva delle riserve naturali.

Un nuovo inizio?

La conferenza sul clima di Parigi potrebbe essere quindi l’occasione per riconvertire il sistema di finanziamenti e orientarlo verso l’utilizzo maggiore delle risorse rinnovabili e la realizzazione di sistemi energetici alternativi.

L’imperativo mondiale dovrebbe essere quello di lasciare sotto terra i tre quarti delle attuali riserve di combustibili fossili. Anche le imprese pubbliche dovrebbero fornire il loro contributo e investire nell’utilizzo delle energie rinnovabili a discapito di quelle fossili.

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