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Ricerche petrolifere, serve una moratoria alle trivellazioni

città: Roma - pubblicato il:
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ricerche petrolifereTornano alla ribalta della cronaca le concessioni per ricerche petrolifere nei mari italiani, come se la COP21 non avesse indicato qual è la via da seguire per il prossimo futuro.

E tutto questo, per il WWF, non è accettabile; il movimento ambientalista infatti ritiene necessaria una moratoria sulle trivellazioni su tutto il territorio nazionale sia a mare che a terra sino a quando il Governo non avrà varato una strategia e un piano su clima e energia che preveda una roadmap per la decarbonizzazione che emancipi il Paese dai combustibili fossili.

Il WWF ricorda che questa è la principale richiesta avanzata da tempo dagli ambientalisti e sostiene che, dopo la COP21 di Parigi sui cambiamenti climatici, in cui anche l’Italia ha assunto l’impegno di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C, è ormai superata la Strategia energetica nazionale pro-fossili del 2012 e deve essere sostituita da un Piano climatico-energetico che punti sulle energie rinnovabili, il risparmio e l’efficienza energetica, nel quadro di una più ampia Strategia di decarbonizzazione per tutti i settori.

“Nel campo delle ricerche petrolifere” fa notare Dante Caserta vicepresidente del WWF Italia “ormai in Italia regna il caos più totale. Il balletto del divieto di ricerche petrolifere in mare entro le 12 miglia dalla costa è emblematico: prima introdotto, poi cancellato e poi nuovamente introdotto. La politica del Governo fatta attraverso provvedimenti spot in un settore che necessiterebbe invece di una ragionata e condivisa pianificazione sta determinando anche una situazione di conflitto, da un lato istituzionale con le Regioni e dall’altro sociale con le comunità locali che si vedono completamente scavalcate da decisioni prese dall’alto nel solo interesse dei petrolieri”.

L’ultimo intervento preso dal Governo nella Legge di stabilità 2016 per evitare il referendum chiesto da 10 regioni sembra non risolvere la situazione essendo stato ritenuto peraltro insufficiente dalla Corte di Cassazione che ha confermato uno dei quesiti proposti (proprio quello sull’area off limits delle 12 miglia dalla costa), mentre altri dubbi si evidenziano su due di quelli bocciati (il quesito sulla necessità di definire un Piano delle aree dove effettuare ricerche petrolifere e quello sulla durata di permessi e concessioni).

Di fatto resta però il problema di fondo: il nostro Paese negli ultimi giorni del Governo Monti si è dotato di una Strategia Energetica Nazionale che, pur dicendo di puntare sul risparmio e sulle fonti rinnovabili, nella realtà in questi anni sono stati frapposti sempre più ostacoli allo sviluppo delle energie pulite, mira alla ricerca e allo sfruttamento di tutti i giacimenti di idrocarburi in Italia, mantenendo al contempo un regime di agevolazioni ed esenzioni per l’industria petrolifera che non ha eguali in nessuna altra parte del mondo.

Ciò sta portando a un proliferare di richieste per effettuare ricerche petrolifere da parte di aziende straniere sia a mare che a terra: e in questa corsa all’ultimo barile non vengono risparmiate neppure aree di assoluto pregio come le Isole Tremiti.

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