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Cambiamenti climatici: i campi pagano il conto

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 29 Agosto 2019
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Le temperature elevate di questo inverno anomalo causate dai cambiamenti climatici stanno generato stravolgimenti produttivi nei campi.

La combinazione di fioriture anticipate, gelate e piogge violente, si potrebbero tradurre in danni non indifferenti per il settore primario, che dal 2007 a oggi, per gli effetti combinati di maltempo e siccità, ha già pagato un conto di 6 miliardi di euro.

A evidenziarlo è la Cia, Agricoltori Italiani che, attraverso un monitoraggio delle aziende agricole del Paese, registra forti preoccupazioni per le possibili forti precipitazioni e gelate annunciate per le prossime settimane, dai bollettini meteo accreditati.

L’agricoltura per sua stessa natura, spiega la Cia, è forse, tra le attività economiche, quella maggiormente esposta e vulnerabile alle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Nonostante la produzione agricola abbia dimostrato negli anni una considerevole capacità di adattamento alle mutevoli condizioni meteorologiche, la velocità e l’incertezza dei cambiamenti climatici in atto e attesi, rendono urgente uno sforzo maggiore in termini di prevenzione, adattamento e gestione (ex-ante) dei rischi che ne derivano.

Impressiona come il fenomeno dell’eccesso termico si sia tradotto in un costo di quasi 650 milioni di euro e ben 2,9 miliardi siano stati i danni agricoli per la sola siccità. Inoltre ricordando la recente alluvione che ha devastato l’area vitivinicola del Sannio, circa un quinto del conto complessivo dei danneggiamenti è stato generato proprio da piogge di straordinaria violenza.

Dal 2007 al 2015 alcune produzioni hanno registrato tagli delle rese fino all’80%.

Un conto molto salato che potrebbe crescere ulteriormente anche quest’anno, in particolare se, in questa particolare fase dei cicli produttivi, dovessero sopraggiungere gelate, neve e grandine.

Nei campi è già allarme per alcuni frutti e per le piante ornamentali, c’è il timore concreto che il simbolo della festa delle donne, la mimosa, ora nelle campagne nostrane in avanzato stato evolutivo, potrebbe anticipare di molto la fioritura e non essere così disponibile per l’8 marzo prossimo.

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