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Smart working: lavorare di più ma in modo intelligente

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 8 Gennaio 2019
smart working

Con lo smart working si potrebbe lavorare in modo intelligente e certamente più proficuo; ma rimangono in essere tante resistenze, soprattutto delle aziende meno innovative che non comprendono appieno i vantaggi di un’evoluzione che porterebbe il nostro Paese a cambiare finalmente marcia.

Ma è davvero giunto il momento dello smart working anche in Italia? Sembrerebbe proprio di sì: oltre al disegno di legge che prevede, tra le altre cose, parità di indennità assicurativa e di trattamento economico per i lavoratori smart, la ricerca effettuata da Ales Market Research per Citrix Italia, dice che siamo pronti.

Le giornate in ufficio scandite dalle canoniche otto ore di fronte a una scrivania sono ormai un ricordo per molti lavoratori odierni e anche la parola telelavoro non basta a descrivere la rivoluzione che sta investendo il modo in cui tutti lavoriamo: da luoghi sempre diversi e su qualsiasi dispositivo.

Si lavora in ufficio ma anche da casa, dal taxi o da sedi dislocate, utilizzando spesso e volentieri tablet e smartphone, non necessariamente aziendali.

È questo lo scenario che ha voluto indagare Citrix attraverso una ricerca condotta in Italia su un campione di 600 lavoratori che, per circa 2/3 delle ore lavorate a settimana, si trovano lontano dal loro ufficio primario.

Dall’indagine emerge che il lavoro in mobilità, o smart working, piace al 70% degli intervistati, e che gli stessi sarebbero anche disposti ad aumentare il numero di ore di lavoro settimanali fino a cinque in più, pur di beneficiare dell’elasticità che lo status di lavoratore mobile gli garantisce (il 52% del campione lavora già oltre l’orario d’ufficio almeno una volta al mese).

Cosa piace dello smart working agli italiani

Ma perché e che cosa, in particolare, piace del lavoro mobile? Innanzi tutto per il 68% del campione esso rappresenta la possibilità di avere orari di lavoro migliori con una migliore worklife balance, il 65% apprezza il fatto di poter risparmiare il tempo di viaggio e il 64% è convinto di poter migliorare, grazie a questa formula, la propria produttività, nonostante il 53% ritenga che l’interazione con l’ufficio debba essere migliorata e resa più veloce.

I benefici dello smart working, però, non si limitano a questo. Il 54% ritiene infatti che i soft skill di flessibilità e di orientamento agli obiettivi a esso legati permettano di arricchire il proprio curriculum e facilitare la ricerca di un nuovo lavoro e il 46% pensa che la propria organizzazione dovrebbe investire di più nel lavoro agile.

Lo smart working è già una realtà e, come spesso accade, la legge interviene a regolare una situazione che di fatto esiste” afferma Benjamin Jolivet, Country manager di Citrix “Non si tratta soltanto una questione logistica: insieme allo smart working si fa strada un’idea di lavoro basata sulla responsabilità e sul raggiungimento degli obiettivi piuttosto che sul numero di ore e sulla presenza in ufficio“.

Gli intervistati, infatti, credono che anche l’azienda possa trarre indiscutibili vantaggi in termini di competitività facilitando lo smart working: per il 59% esso aumenta la produttività, per Il 52% porta a una riduzione dei costi fissi, per il 45% a una cultura aziendale più flessibile e per il 42% offre maggior livello di soddisfazione per i dipendenti.

Smart working: luci e ombre

Naturalmente non sono tutti e soli vantaggi quando si parla di lavoro agile: la possibilità di essere sempre raggiungibili rappresenta una preoccupazione per il 38% del campione; quella di eccedere con il numero di ore il 36% e il 71% sottolinea l’importanza di mantenere comunque una divisione tra lavoro e vita privata, mentre il 33% teme la perdita della dimensione sociale del lavoro a causa delle minor interazioni con i colleghi.

Secondo il 36% questo aspetto potrebbe essere preoccupante anche dal punto di vista dell’azienda che vedrebbe diminuire lo spirito di gruppo e di appartenenza a un team.

Le aziende e la tecnologia in Italia: a che punto siamo

E le aziende come si comportano? Secondo l’80% degli intervistati, all’interno della propria organizzazione il lavoro mobile è sostenuto, anche se il 50% di questi afferma che ciò avviene più per iniziativa dei dipendenti che per una politica precisa e codificata (che esiste solo nel 20% dei casi).

Ma che cosa significa, nella pratica, supportare il lavoro mobile? Il 37% degli intervistati afferma di essere in grado di accedere ai dati e alle applicazioni che si usano abitualmente da più dispositivi e il 32% di usufruire di procedure di accesso e autenticazione semplificate.

L’accesso ai dati e alle applicazioni professionali viene garantito con continuità nelle ore notturne e nei fine settimana solo al 25% del campione mentre solo il 16% ha a disposizione un appstore aziendale dove accedere a tutte le app necessarie.

Oggi lo spazio di lavoro non è più qualcosa di fisico, è uno spazio digitale, definito dal software, capace di seguirci ovunque” continua JolivetIl focus di Citrix è e continua a essere l’esperienza utente perché alla fine è determinante per la produttività del dipendente e dell’azienda, naturalmente senza dimenticare sicurezza e conformità, elementi a cui i dipartimenti IT non possono e non devono rinunciare“.

Lavoro agile, intelligente e, soprattutto, sicuro

Una delle principali questioni relative allo smart working, con cui i dipartimenti IT delle aziende si trovano a combattere ogni giorno è proprio la sicurezza.

Emerge dalla ricerca che, quando si tratta di individuare dentro l’azienda un responsabile per la sicurezza dei dati, ci si trova di fronte a una realtà variegata per cui il 37% degli intervistati afferma di essere personalmente responsabile, il 24% afferma che la responsabilità è del dipartimento IT dell’azienda medesima, il 18% pensa sia condivisa mentre un preoccupante 20% non sa di chi sia.

Il 58% degli smart worker ha a disposizione per il proprio lavoro applicazioni Office o equivalenti; il 48% può avvalersi di strumenti di comunicazione con i colleghi quali app di instant messaging, condivisione di file o piattaforme social; il 31% può utilizzare applicazioni personalizzate dall’azienda mentre solo il 19% riesce a utilizzare software specifici di settore come per esempio applicazioni ERP personalizzati per mercati definiti.

A livello di dispositivi, PC e smartphone sono i più utilizzati (rispettivamente dal 58% e dal 57% del campione) seguiti da laptop (34%) e tablet (32%).

Il desktop, quando utilizzato, resta ancora lo strumento principale per l’84% del campione; seguono laptop e smartphone, che viene considerato dispositivo principale dal 41%.

Per quanto riguarda gli smartphone emerge un ulteriore dato interessante: l’84% è di proprietà del lavoratore mentre l’opposto accade con i PC desktop o laptop che rispettivamente nel 60% e nel 40% dei casi sono aziendali.

L’utilizzo di applicazioni di lavoro su dispositivi personali è consentito intorno al 90% dei casi, ulteriore conferma, qualora ce ne fosse bisogno, di come il BYOD stia prendendo piede in tutte le realtà aziendali mentre in sette casi su 10 i dispositivi aziendali sono strettamente personali e non utilizzabili da altri membri della famiglia.

Per tutti i dispositivi, la connessione più utilizzata è il wi-fi, seguita dal cavo nel caso del desktop (44%) e dalla connessione 3G/4G per tablet e smartphone. E proprio in materia di connessione si registrano i principali problemi tecnici degli smart worker: il 33% lamenta infatti problemi di connessione, il 31% di caricamento lento dei dati e il 26% rileva problemi nel momento in cui deve collegare i dispositivi ad altre apparecchiature.

E il futuro? Il 27% degli intervistati pensa che le priorità siano legate alla sicurezza dei dati, il 25% alle questioni riguardanti la privacy mentre il 26% vorrebbe lo sviluppo di una politica chiara per il lavoro in mobilità all’interno della strategia aziendale.

Come è stata condotta la Survey sullo smart working

La survey è stata eseguita intervistando online un campione di 600 persone (smart worker) diviso equamente tra uomini e donne (rispettivamente 46% e 54%) di età compresa tra i 18 e i 50 anni ed equamente divisi sul territorio nazionale.

Il 70% del campione ha un impiego a tempo pieno, il 30% part-time. Il 20% del campione lavora in ufficio ma passa una percentuale del proprio tempo lavorativo superiore al 25% lontana dalla postazione di lavoro.

Il 15% lavora in ufficio ma passa una percentuale del proprio tempo compresa tra il 10 e il 15% lontana dalla postazione di lavoro. Il 7% lavora in ufficio senza una postazione fissa. Il 16% lavora in ufficio ma ha una postazione fissa a casa almeno un giorno a settimana.

Il 25% non ha una postazione fissa e non lavora in ufficio mentre il 16% lavora presso uffici diversi dal proprio. Il 57% del campione appartiene a una classe socio economica media media, il 18% medio alta e il 25% medio bassa. Il 51% del campione possiede una laurea, il 41% la licenza media superiore e il 7% la licenza media inferiore.

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