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Come eliminare l’insorgere di muffa e condensa

pubblicato il: - ultima modifica: 12 Ottobre 2021
insorgere di muffa

insorgere di muffaSe in un ambiente, tipicamente la propria abitazione, una cantina o un ufficio, si verificasse l‘insorgere di muffa e la formazione di condensa superficiale sarebbe necessario correre ai ripari per risolvere questi due fenomeni che dipendono, anche se in maniera diversa, dalla temperatura della parete.

Ma nella verifica di un ponte termico, ovvero delle differenze di temperatura tra interni ed esterni, l’insorgere di muffa e la formazione di condensa superficiale non sono la stessa cosa. La muffa infatti è un fenomeno che si sviluppa in tempi lunghi, mentre la condensa può essere anche solo occasionale e di breve durata.

Con l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale del 26/6/20150, pubblicato in G.U. lo scorso 15 luglio 2015, che impone il calcolo in base alla norma UNI EN ISO 13788, è necessario fare un po’ di chiarezza sul tema della verifica dell’assenza di condensazione.

Grazie al supporto di ANIT, Associazione Nazionale per l’Isolamento Termico e acustico, diciamo subito che per i requisiti minimi per l’efficienza energetica degli edifici in vigore dal 1 ottobre 2015, riportati all’allegato 1 art. 2.3, comma 2 del Decreto, valgono le seguenti prescrizioni: nel caso di intervento che riguardi le strutture opache delimitanti il volume climatizzato verso l’esterno, si procede in conformità alla normativa tecnica vigente (UNI EN ISO 13788), alla verifica dell’assenza di rischio di insorgere di muffa, con particolare attenzione ai ponti termici negli edifici di nuova costruzione; di condensazioni interstiziali.

Queste prescrizioni appaiono infatti più restrittive rispetto a quelle precedentemente previste dal DPR 59/09, che prevedeva la verifica del rischio di condensazioni superficiali (in luogo della verifica dell’insorgere di muffa) e la possibilità di presenza di condensazione interstiziale purché in quantità limitata e completamente rievaporabile nell’arco di un anno.

È quindi lecito e possibile, per la valutazione della condensazione interstiziale, usare il metodo di calcolo di migrazione del vapore in regime variabile descritto dalla norma UNI EN 15026?

ANIT risponde che per le verifiche di legge è possibile utilizzare anche metodi dinamici. Per alcune tipologie di interventi di isolamento termico, per esempio dall’interno o in insufflaggio in intercapedine, è consigliabile valutare con adeguato approfondimento il comportamento igrotermico della struttura studiando i meccanismi di migrazione di umidità per diffusione e per capillarità secondo le verifiche previste dalla norma UNI EN 15026.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti è disponibile un documento consultabile online.

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