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Salvaguardare l’acqua: progetti, tecniche e buone abitudini

pubblicato il: - ultima modifica: 15 Ottobre 2021
salvaguardare l'acqua

Salvaguardare l’acqua, perché entro la fine di questo secolo alcune simulazioni climatiche indicano, per l’area mediterranea, aumenti delle temperature possibili che potrebbero addirittura superare i 4 gradi nelle peggiori delle ipotesi, con una significativa riduzione delle precipitazioni, soprattutto estive.

Come sì è detto sono dati da simulazione: a dicembre c’è stata la COP21 di Parigi e c’è l’impegno di tenere al di sotto dei 2 gradi l’aumento della temperature. Fatto sta che le tendenze dimostrano come l’aridità è dietro l’angolo anche per la nostra area geografica: la desertificazione è, quindi, un fenomeno cui l’Italia è esposta, al pari d’altri paesi affacciati sul Mediterraneo.

Il che non vuol dire che vivremo paesaggi con dune e cammelli. Aridità vuol dire terreni sterili. Che è di fatto peggio di avere il deserto alle porte delle città, perché il deserto ha comunque ha un suo ecosistema. Quello che potrebbe, quindi, prospettarsi sono terreni di polvere: la cosiddetta dust bowlification.

Salvaguardare l’acqua per un futuro sostenibile

Questa situazione potrebbe verificarsi per quasi un quinto del territorio nazionale o meglio: solo il 6% del territorio italiano non sarà tendenzialmente sensibile a questo problema. In questo 6% sta anche la città di Milano.

Che di acqua ne ha sempre avuta tanta. Per questo il gestore idrico cittadino, MM spa, si deve ingegnare a tenere a bada l’esuberanza della falda. L’acqua di Milano va a irrigare anche il Parco Agricolo Sud che è il più grande parco limitrofo a una città europea.

salvaguardare l'acquaLo spiega bene Stefano Tani (guarda la sua presentazione) responsabile della Pianificazione Investimenti di MM che dal 2003 ha anche in gestione la rete acquedottistica che si estende per circa 2.400 chilometri (oltre a quella fognaria e depurativa) della città metropolitana lombarda, dando una quantità di circa 220 milioni di metri cubi l’anno.

“Milano rappresenta il principale esempio europeo di riutilizzo integrale delle acque trattate in agricoltura con una percentuale della portata destinata a riutilizzo irriguo rispetto a quella trattata pari a circa il 34%”.

Così l’impianto di Milano San Rocco alimenta, durante la stagione irrigua, le rogge Pizzabrasa e Carlesca contribuendo all’irrigazione di un vasto comprensorio agricolo, di oltre 70 Km2, del sud milanese fino alla provincia di Pavia. È questo un’esempio fortunato di come l’agricoltura in Italia si approvvigiona in termini di risorsa idrica. Altrove non è così semplice. A causare distonia tra domanda/offerta sono sicuramente i cambiamenti climatici, ma forte è il fattore antropico.

convegno no water grabbing - salvaguardare l'acquaQuindi: bisogna riportare in equilibrio ecologico i territori. Si tratta di un’operazione ecologica e politica come dimostrano le migrazioni di popoli di cui siamo testimoni.

Molte delle persone che arrivano da noi non fuggono dalla guerra, ma da territori resi inospitali e invivibili dalla desertificazione.

In poche parole, sono rifugiati ambientali (guarda la presentazione di M.Cristina Ceresa di Edizioni Green Planner).

E il loro numero è destinato a crescere esponenzialmente nel prossimo futuro. Così, lo dice l’ONU, a causa dei cambiamenti climatici, avremo il 40% di acqua in meno.

Di contro, le previsioni dicono che al 2050 saremo 9 miliardi di persone e avremo un aumento del consumo di acqua di almeno il 20%. 48 Nazioni si troveranno ad affrontare la scarsità d’acqua entro il 2025. Ciò detto si parla di 1,8 miliardi di persone che soffre già ora per mancanza di acqua.

Constatato che la danza della pioggia ha pochi effetti, i Paesi con minore disponibilità d’acqua e tanta ricchezza, tra cui gli emirati arabi, ricorrono alla desalinizzazione (oltre il 97% dell’acqua presente sulla Terra è salata) o all’inseminazione delle nuvole. La depurazione radicale delle acque reflue, per rimetterle in circolo, è un’altra soluzione allo stesso problema.

myplant - salvaguardare l'acquaQuesti i temi del convegno che Edizioni Green Planner ha organizzato in apertura delle giornate di MyPlant&Garden 2016.

La fiera dedicata al mondo degli orto-florovivaisti ha fatto da sfondo testimoniando che il settore è attento alla salvaguardia dell’acqua.

Visto che è l’agricoltura il comparto di maggior richiesta d’acqua due ricerche, una dell’Università di Milano e l’altra dell’Università di Bologna, hanno dato spunti per la razionalizzazione. Acqua è vita e il suo utilizzo nella produzione di cibo lo sottolinea.

Il consumo di cibo (che include sia prodotti agricoli sia di origine animale), infatti, contribuisce all’89% dell’impronta idrica totale giornaliera degli italiani. I prodotti di origine animale (compresi latte, uova, carne e grassi animali) rappresentano quasi il 50% dell’impronta idrica totale dei consumi effettuati nel nostro Paese, con il consumo di carne, da solo, che contribuisce a un terzo dell’impronta idrica totale che secondo dati rilasciati da Ispra corrispondono a 6.309 litri pro capite.

Quanto è importante la qualità dell’acqua?

convegno no al water grabbing - salvaguardare l'acquaGianni Tartari dell’Istituto Ricerche sulle Acque del CNR ha illustrato durante il convegno di MyPlant&Garden No al water grabbing (guarda la sua presentazione), il collegamento fra la qualità dell’acqua e la crescita socio-economica di una società.

La distribuzione dell’acqua a livello mondiale è alquanto disomogenea.

Basti pensare che il 40% delle risorse idriche mondiali è controllato da USA, Canada, Russia, Brasile, Cina e India mentre l’Asia, pur rappresentando il 60% della popolazione mondiale, utilizza solo il 36% dell’acqua. Africa e Medio Oriente hanno a disposizione meno di un decimo dell’acqua utilizzata in Nord America.

La criticità delle risorse idriche è dovuta a diversi fattori fra cui quelli ambientali e climatici, crescita della popolazione, urbanizzazione, migrazioni, fattori economici e crescita industriale.

Per quanto riguarda la qualità dell’acqua i problemi maggiori derivano da contaminanti, sostanze organiche non biodegradabili, pesticidi, materie plastiche, prodotti farmaceutici, cosmetici, oli e grassi. Sono stati fatti nel corso dei decenni studi sui principali fiumi e laghi in Lombardia per capire l’andamento dei fattori inquinanti strettamente legati all’evoluzione degli stili di vita e della consapevolezza negli ultimi cinquant’anni circa.

Un deciso miglioramento si è registrato per esempio con l’eliminazione del fosforo dai detersivi che l’Italia ha stabilito per prima a livello europeo nel 1987. Si è dunque potuto effettuare una ricostruzione storica dell’inquinamento nell’area metropolitana milanese monitorando i corsi d’acqua più importanti.

Molto è stato fatto grazie anche alla presa di coscienza di cittadini e associazioni che hanno interagito con gli enti locali. Ma la sfida è sul lungo termine, ovvero mantenere elevata la qualità dell’acqua almeno per i prossimi 200 anni per preservare gli eco-sistemi e la biodiversità.

Le acque di scarico da rifiuto a bene sociale

convegno no al water grabbing - salvaguardare l'acquaL’acqua non è mai un rifiuto e Antonio Lopez di IRSA-CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche/Istituto di Ricerca Sulle Acque, ha spiegato il perché (guarda la sua presentazione).

Oggi la tecnologia è molto avanzata e consente di limitare al minimo gli scarichi. I sistemi di depurazione più all’avanguardia permettono ormai di ottenere acqua riutilizzabile per esempio sotto forma di energia da scarichi industriali, agricoli e fognari.

Gli ostacoli non sono pochi e vanno dagli alti consumi energetici all’elevata produzione di fanghi da smaltire, dai cattivi odori emessi da un depuratore alla produzione di gas serra, senza contare la necessità di avere ampi spazi per costruire i depuratori. Negli ultimi anni però il problema si è affrontato con un’altra visione che concepisce la depurazione come effettivo recupero di risorse.

Ed è così che a Lille in Francia i mezzi pubblici sono alimentati da metano ricavato da rifiuti organici grazie appunto al riutilizzo delle acque reflue della città. A Cerignola (Fg) le coltivazioni di ortaggi sono irrigate con le acque reflue depurate. E ancora, in Giappone si utilizza acqua depurata per i sistemi anti-incendio, per il lavaggio dei veicoli ferroviari o per i sanitari, in varie parti del mondo l’acqua depurata diventa energia.

Il livello di depurazione delle acque reflue è talmente avanzato che si riesce a ottenere acqua potabile e si riciclano utili elementi chimici. Dai fanghi, scarto della depurazione delle acque, invece si ricavano fertilizzanti per l’agricoltura o addirittura plastiche biodegradabili.

C’è anche un’irrigazione che non spreca

convegno no al water grabbing -  salvaguardare l'acquaPer ridurre gli sprechi bisogna partire da un’approfondita conoscenza delle risorse a disposizione come ha spiegato Arianna Facchi del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Milano partecipando al convegno (guarda la sua presentazione).

L’acqua è un bene limitato e tutti i suoi utilizzi sono interdipendenti. L’agricoltura consuma il 70% dell’acqua potabile disponibile a livello mondiale. Ecco perché l’ottimizzazione dei sistemi irrigui è fondamentale e va analizzata in ogni sua parte: opere di presa, distribuzione, metodi e rete di drenaggio a seconda delle caratteristiche del territorio e delle condizioni climatiche.

La gestione e la pianificazione di un sistema irriguo di una zona arida è quindi molto diversa rispetto a quella delle pianure alluvionali. Soluzioni tecnologiche e modelli matematici studiati ad hoc sono indispensabili per la salvaguardia e l’utilizzo migliore delle risorse idriche a seconda del territorio.

Le frontiere dell’irrigazione di precisione in Europa: il Progetto Figaro

salvaguardare l'acquaFrancesco Galioto dell’Università di Bologna ha introdotto il concetto di irrigazione di precisione che è alla base del nuovissimo progetto europeo Figaro sviluppato con agronomi, informatici, ingegneri e sociologi (guarda la sua presentazione).

Il progetto intende realizzare una guida efficiente alla pianificazione degli interventi irrigui in agricoltura mediante l’utilizzo di sensori nei campi coltivati per anticiparne le necessità e pianificare l’irrigazione mediante telerilevamento dello stato vegetativo delle colture, testando l’umidità del suolo e anticipando le condizioni atmosferiche dell’area in oggetto con conseguente risparmio di acqua ed energia.

Partner del progetto sono 17 piccole e medie imprese, enti di ricerca in Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Danimarca, Olanda, Regno Unito e Israele. A giugno è prevista l’organizzazione di una demo sul campo.

I lettori interessati a partecipare possono chiedere alla redazione ([email protected]) ulteriori indicazioni.

L’articolo è stato realizzato da M.Cristina Ceresa e da Silvia Massimino.

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