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Water Alliance, il più grande aggregato pubblico idrico italiano

città: Milano - pubblicato il:
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water allianceA meno di un anno dalla sua nascita, si celebrano i primi passi Water Alliance, modello lombardo virtuoso di gestione pubblica dell’acqua.

La principale forza aggregante di Water Alliance è il sistema di valori, caratterizzato dall’assenza di logiche di profitto, dalla vocazione all’eccellenza, dallo stretto legame con le municipalità e i territori, dall’attenzione alla sostenibilità ambientale e dalla focalizzazione sugli investimenti e sulla qualità.

Patrocinato da Regione Lombardia, Expo 2015, ANCI Lombardia e Confservizi Lombardia, è stato annunciato per la prima volta al pubblico ad aprile 2015 con 7 aziende pubbliche provinciali ed è arrivato recentemente a quota 8 con l’entrata del gestore idrico di Sondrio (SECAM).

Il progetto di Water Alliance è stato presentato a Palazzo Lombardia per coinvolgere gli stakeholder istituzionali e tutte le associazioni di settore. Si tratta di una novità assoluta nel panorama lombardo e una grande sfida che ha come obiettivo quello di affermarsi nel dibattito nazionale, anche in occasione della riforma in atto dei servizi pubblici locali, rappresentando una realtà efficiente fondata su qualità e investimenti, in grado di sviluppare sinergie industriali ed economiche.

Come aggregato nel settore idrico le otto aziende della Water Alliance, Gruppo CAP (area metropolitana di Milano), BrianzAcque (Monza e Brianza), Lario Reti Holding (Lecco), Padania Acque (Cremona), Pavia Acque (Provincia di Pavia), SAL (Lodi), SECAM (Sondrio), Uniacque (Bergamo), sono seconde in Italia solo ad ACEA.

Insieme servono quasi mille Comuni, dove erogano ogni anno oltre 500 milioni di metri cubi d’acqua, con più di 27mila km di rete di acquedotto e 2.758 pozzi. I depuratori sono 535, ai quali confluiscono più di 20mila km di rete fognaria. I ricavi complessivi superano i 650 milioni. Nei prossimi cinque anni le 8 realtà investiranno più di 800 milioni di euro: uno sforzo impressionante che si concentra in gran parte nell’impegno per mettere a norma depuratori e fognature e risolvere così il grave deficit infrastrutturale che vede ancora l’Italia sotto procedura di infrazione comunitaria.

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