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Lampadine a incandescenza: più efficienti grazie alla tecnologia

pubblicato il: - ultima modifica: 12 Ottobre 2021
lampadine a incandescenza

lampadine a incandescenzaLe lampadine a incandescenza, ormai sostituite dall’illuminazione a LED, potrebbero tornare sul mercato grazie a una nuova tecnologia che farà risparmiare…

Per poter risparmiare sulla bolletta elettrica ci sono diversi accorgimenti da mettere in pratica: oltre a consultare siti dedicati, come il comparatore online SuperMoney, e ricercare la tariffa di energia elettrica più conveniente, ci si può affidare a dispositivi a basso consumo, come le luci a LED.

Proprio queste potrebbero essere sostituite dal ritorno delle lampadine a incandescenza, abbandonate da tempo perché fonte di alti consumi e dispendio di energia, ma attualmente in ripresa grazie a una nuova tecnologia.

Come funzionavano le lampadine a incandescenza?

Il consumo elevato delle lampadine a incandescenza era dovuto al loro funzionamento: la corrente elettrica riscaldava un filamento, nella maggior parte dei casi di tungsteno, che doveva raggiungere temperature elevate, di circa 2.700° per produrre luce.

Dopo qualche centinaio di ore di utilizzo le lampadine si rompevano, per i bruschi passaggi caldo/freddo a cui il filamento era sottoposto, e dovevano essere sostituite.

Oltre al fattore economico connesso alla spesa della sostituzione, il sistema del filamento di tungsteno all’interno del bulbo di vetro della lampadina faceva sì che fino al 95% dell’energia utilizzata si disperdesse sotto forma di calore, dimostrandosi molto inefficiente dal punto di vista energetico.

Nuove lampadine a incandescenza: ecco la nuova tecnologia sviluppata dal MIT

Al MIT, il Massachusetts Institute of Technology, hanno cercato un sistema per rendere più efficienti le lampadine a incandescenza e poter tornare a commercializzarle senza che questo implichi sprechi energetici che si convertono in bollette salate e inquinamento ambientale.

Sulla rivista scientifica Nature Nanotechnology i ricercatori del MIT hanno spiegato il loro sistema innovativo: la prima fase è la stessa delle vecchie lampadine, la corrente elettrica scalda il filamento di tungsteno; a questo punto scatta una seconda fase in cui interviene un sistema che previene la dispersione di calore.

Una particolare struttura basata su un particolare tipo di cristallo fotonico, che permette alla luce di passare a determinate lunghezze d’onda, ricopre il filamento e riflette il calore utilizzandolo per mantenere il filamento incandescente.

Le nuove lampadine a incandescenza sono davvero efficienti?

Questa nuova tecnologia messa a punto dai ricercatori del MIT potrebbe far tornare nelle case la luce calda delle vecchie lampadine senza sprechi di energia o impatti ambientali negativi.

L’efficienza luminosa, cioè il rapporto tra la potenza della luce e la quantità di energia utilizzata, solitamente si attesta intorno a un valore del 2-3%, nel caso di una lampada a fluorescenza è intorno al 7-15%, e con la lampadina al LED si può arrivare al 40%; con le nuove lampadine a incandescenza si può arrivare al 40% pareggiando i conti con il LED, ma avendo una luce più calda.

I risultati, per ora, sono solo teorici, ma i ricercatori sono sulla giusta strada: i primi esperimenti hanno portato a un’efficienza luminosa del 6,6% che è comunque più del doppio rispetto a prima. Nei prossimi mesi gli studi proseguiranno e, probabilmente, sarà possibile ritrovare sul mercato le vecchie care lampadine a bulbo con il filamento di tungsteno, questa volta ecologiche ed economiche.

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