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Sostenibilità 2.0 ed economia della resilienza

sostenibilita ed economia della resilienza

sostenibilita ed economia della resilienzaUna bella notizia: quasi 15 milioni di italiani si dicono molto sensibili alla sostenibilità. è questa la proiezione che fa il sociologo Renato Mannheimer presentando i dati della 2a edizione dell’Osservatorio Nazionale sullo stile di vita sostenibile voluto da LifeGate e condotto dall’istituto Eumetra Monterosa.

Dal quadro generale tratteggiato dall’Osservatorio emerge che circa 2/3 degli italiani collocano il tema della sostenibilità davanti alla crisi economica. Domanda: non è che forse iniziamo a essere stanchi di sentirci perennemente in crisi e puntiamo ad altro?

A una vita sana, magari, con principi meno legati alla crescita del nostro portafoglio (o Pil nel caso della Nazione). Con obiettivi , per esempio, di realizzazione in società (leggi lavoro non solo per sé ma anche per gli altri) o in famiglia con spirito di bene pubblico e non privato. Con capacità di risposta positiva ai fenomeni storici sociali in atto, che sono profondi come le migrazioni, gli attentati, le catastrofi naturali.

Dal quadro stuzzicato dal sondaggio emerge che quanto meno vorremmo spostarci/alimentarci/vestirci/curarci consapevolmente in maniera che ci sia il minor impatto ambientale. Affidandoci ad aziende che hanno talmente digerito nei propri processi produttivi la sostenibilità, che non lo devono più far pagare ai clienti perché dopo venti anni di sostenibilità è ormai parte del loro Dna tout court.

Allora tutto questo ha un altro termine: ed è più legato all’economia della resilienza che a quella della sostenibilità. Che è poi l’adattamento al meglio ai cambiamenti: ma crisi non vuol dire appunto cambiamento?

Le percentuali della sostenibilità: come la pensano gli italiani

Per il 49% del campione dell’Osservatorio Nazionale sullo stile di vita sostenibile (1.000 individui intervistati dall’istituto di ricerca sociale, economica e di opinione Eumetra Monterosa), la sostenibilità è realmente un tema molto sentito, anche se per il 38% si tratta ancora di una moda.

L’Osservatorio, voluto da Lifegate per il secondo anno, permette di fare riscontri anche sulle differenze di risposta da anno in anno. Così, è da segnalare la crescita di 10 punti percentuali della quota di italiani convinti che della sostenibilità non si possa fare a meno nonostante la crisi (37%).

Di contro, risultano in calo di 10 punti percentuali i cosiddetti procrastinatori, cioè quanti ritengono che il tema sia realmente sentito, ma anche secondario rispetto all’impellenza della crisi. Sono sempre meno (‐8 punti percentuali vs. 2015) anche quelli ritenuti distanti dal problema, concentrati in massima parte tra le casalinghe e, dal punto di vista della distribuzione geografica, tra i residenti delle regioni del Nordest.

Più mezzi pubblici e meno automobili in giro? Nel giro di un solo anno la percentuale di intervistati che ha risposto affermativamente al quesito è salita di 14 punti percentuali, passando dall’80 al 96%. Lo stesso discorso vale per l’agricoltura biologica, sostenuta dall’85% del campione, e per gli investimenti in energia rinnovabile a discapito dell’utilizzo dei combustibili fossili (83%).

L’Osservatorio, inoltre, segnala in crescita il numero dei sostenitori per lo sviluppo di piste ciclabili (76%) e il largo seguito di cui godono omeopatia e medicina naturale (71%). Per 9 intervistati su 10 effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti speciali presso isole ecologiche e riciclerie «è giusto e va fatto per una città più vivibile.

Il 58% del campione concorda sull’affermazione: “Il problema del riscaldamento globale deve essere affrontato dai governi, il singolo individuo non può fare molto”.

Si tratta fortunatamente di un dato in calo di 11 punti percentuali rispetto al 2015. Il 57%, infine, si dichiara molto/abbastanza d’accordo nel sostenere che, considerato il problema del riscaldamento globale, sia assolutamente necessario assicurare l’abitazione contro danni provocati da calamità, frane, alluvioni, terremoti, anche se ciò comporterà una nuova voce di spesa.

Rispetto alla prima edizione dell’Osservatorio risulta in crescita anche la disponibilità all’acquisto di beni e servizi sostenibili, anche a fronte di costi superiori. In un anno, infatti, la propensione all’acquisto cresce di oltre 20 punti percentuali per tipologie di prodotto quali elettrodomestici a basso consumo, lampadine a Led per illuminazione domestica e prodotti da agricoltura biologica.

Cresce, con variazioni contenute tra 6 e 11 punti percentuali, anche la disponibilità all’acquisto di energia da fonti rinnovabili, auto elettriche/ibride, cosmetici naturali e abbigliamento naturale/sostenibile. Dal 2015 al 2016 si abbassa dal 3 al 2% la percentuale di intervistati che ammette di non sapere cosa siano i prodotti/servizi sostenibili.

La scala delle motivazioni che conducono gli italiani all’acquisto di un prodotto o un servizio sostenibile vede primeggiare per importanza il senso di responsabilità verso le generazioni future/i figli (85% molto importante ‐ 12% abbastanza importante), seguita ex‐aequo dalla ricerca dell’opzione più salutare/del benessere e dall’amore per l’ambiente/aria aperta/paesaggi incontaminati (81% molto importante ‐ 17% abbastanza importante).

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