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Cambiamenti climatici: come assicurarsi al meglio

città: Milano - pubblicato il:
cambiamenti climatici polizza uniol marisa parmigiani

cambiamenti climatici polizza uniol marisa parmigianiAlluvioni, smottamenti, siccità: i cambiamenti climatici e i fattori ambientali sono ormai da tenere altamente in considerazione nella nostra vita quotidiana con forte impatto anche sulle nostre imprese.

Anche perché non solo le cronache quotidiane, ma anche le analisi scientifiche mostrano come l’Italia rappresenti una delle aree più vulnerabili agli impatti attesi dai cambiamenti climatici. Secondo uno studio (Desiato et al, 2014 ISAC-CNR) l’aumento della temperatura media è superiore a quello globale ed europeo.

In uno scenario di aumento della temperatura entro il 2050 di circa 0,93°, i danni provocati dai cambiamenti climatici potrebbero essere pari allo 0,12-0,16% del PIL, ammontando a circa 20-30 miliardi di euro di mancata produzione di beni e servizi con riferimento al PIL del 2009 (Carraro 2008).

Ma quanto siamo pronti a gestire a livello di risk management questi eventi? E a che livello di responsabilità ci sentiamo direttamente coinvolti? Ovvero, come ci stiamo organizzando per prevenire e ridurre le anomalie degli eventi ambientali legati ai cambiamenti climatici?

Nei prossimi mesi, a queste domande ci potrebbero essere delle buone risposte. E dei buoni suggerimenti comportamentali. Sono, infatti, in fase di elaborazione le attività del progetto Derris in parte co-finanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma Life+ con il Gruppo Unipol capofila insieme ai partner Città di Torino, Cineas, Anci e Coordinamento Agende 21.

Non è strano che una società di assicurazioni si occupi di questo argomento e Marisa Parmigiani che in Unipol segue il tema della sostenibilità ci spiega il perché.

L’obiettivo di Derris è diffondere strumenti e competenze per la valutazione dei rischi, la definizione di piani di disaster recovery per le aree più a rischio, e la promozione di strumenti finanziari per rendere sostenibile e incentivare la resilienza, non solo nei siti industriali di rilevanza economica ma allargando il raggio d’azione a tutta la struttura produttiva del Paese e ai cittadini.

Per aumentare la sensibilità ai rischi atmosferici nelle piccole e medie imprese si è costituito un gruppo di esperti per far sì che le imprese stesse potranno, in maniera autonoma mediante un gestionale, misurare il proprio livello di esposizione e vulnerabilità e ricevere suggerimenti su possibili azioni da mettere in atto per evitare o almeno marginare il peggio.

Il percorso intrapreso sulla sensibilizzazione ambientale coinvolge anche la popolazione tramite l’organizzazione di eventi di formazione, campagne di comunicazione, azioni mirate e partnership con associazioni impegnate su questi fronti.

Come consigliate di attutire problemi di alluvione/dissesti idrogeologici una volta accaduti?

Il consiglio principe è di attivarsi prima che l’alluvione o il dissesto idrologico, come ogni altra evento, accada. Basti pensare che il 90% delle piccole e medie imprese che, in conseguenza di un evento catastrofale, rimangono inattive per una settimana fallisce entro un anno.

Proprio a fronte di questi dati così sconcertanti che negli episodi di calamità naturale ci siamo attivati nei confronti dei nostri assicurati nel più breve tempo possibile, nel tentativo di arginare i danni mediante società di bonifica e risanamento prontamente attivate, con noi convenzionate, oltre a velocizzare il più possibile la gestione delle pratiche di sinistro e dei relativi indennizzi.

Come lavorate sulla Pubblica amministrazione?

Sviluppando delle partnership attraverso le quali si mettono a disposizione della Pubblica amministrazione le conoscenze tecniche, per la realizzazione di politiche di prevenzione sul territorio, di aumento della resilienza e soprattutto per promuovere la diffusione di una cultura del rischio che possa ridurre i danni in caso di calamità naturale.

In particolare, si vuole adottare lo strumento della partnership, per trasferire alle città metropolitane le conoscenze necessarie e le reti di relazioni utili per valutare correttamente e gestire i rischi catastrofali, fare prevenzione e soprattutto definire piani di disaster recovery per le aree più a rischio.

Il punto di partenza è stato individuato nelle aree e i distretti industriali, per la rilevanza economica dei danni generabili per tutta la società, ma l’obiettivo è di allargare il raggio d’azione all’intera città metropolitana, costruendo insieme agli enti pubblici gli strumenti necessari a definire piani di adattamento efficaci.

Non credete che anche le certificazioni ambientali possano suggerire comportamenti virtuosi alle aziende? Ciò avviene già dal vostro punto di vista?

La volontà di migliorare può trovare stimolo anche dalla certificazione ambientale, che nello specifico non è altro che è l’espressione, rispetto all’ambiente , di quelli che sono gli obiettivi aziendali e di come si vuole continuare a migliorare attraverso il monitoraggio continuo delle azioni intraprese.

Tra le vie iniziative intraprese ce ne sono anche legate alla certificazione come per esempio stiamo proseguendo nella certificare, secondo lo standard ISO 50001, la gestione dei consumi di tutti gli edifici di proprietà del gruppo. Come prediligiamo l’acquisto di cancelleria contraddistinta dalla relativa certificazione ambientale.

Cosa ci si può aspettare da un’assicurazione e quale sarebbe bene sottoscrivere?

I prodotti assicurativi e finanziari, proprio per la loro natura di strumenti per il finanziamento e il trasferimento del rischio, possono avere un ruolo fondamentale nella riduzione degli impatti economici dei rischi catastrofali. Per riuscire a dare una maggiore copertura possibile rispetto alle esigenze dei vari tipi di assicurato sono state create varie tipologie di prodotti.

Consiglio spassionato: mai fermarsi solo al costo del premio, occorre prestare attenzione alle limitazioni contrattuali ovvero cosa viene esclusa da ogni garanzia che si vuole acquistare e a quanto ammontano franchigie e massimali, a volte è meglio spendere un po’ di più ma essere sicuri di avere una copertura maggiore.

Il progetto Derris: prevenzione del rischio derivante dai cambiamenti climatici

Un progetto finalizzato alla prevenzione e riduzione del rischio nelle Pmi derivante da eventi ambientali legati ai cambiamenti climatici. Ecco in sintesi il progetto Derris (un investimento complessivo iniziale di 1,3 milioni di euro, in parte cofinanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma Life +) che vede il Gruppo Unipol capofila insieme ai partner Città di Torino, Cineas, Anci e Coordinamento Agende 21.

Azioni multiple e calendario fitto fino alla fine del 2017: il progetto prevede la realizzazione di una serie di azioni per trasferire competenze di valutazione e gestione del rischio, la costruzione e diffusione di strumenti per ridurre al minimo i danni per le singole aziende e per i distretti di imprese che verranno testati con le imprese residenti sul territorio di Torino per essere poi diffusi in tutto il paese.

Entro l’estate la Città di Torino elaborerà un piano di adattamento, da applicare a ogni azienda che avrà aderito al progetto (CAAP) e un piano di adattamento di distretto per l’area in cui le imprese sono insediate (IDAP). Nel corso del progetto Unipol coordinerà un gruppo di lavoro che, attraverso workshop e interviste con i principali stakeholder, definirà lo strumento finanziario adatto a raccogliere capitali per finanziare la messa in sicurezza delle aziende e dei territori.

Entro la fine del progetto l’Anci redigerà un documento destinato al Parlamento Italiano ed Europeo in cui saranno riportati gli esiti dello studio, le carenze rilevate e le possibili soluzioni. Infine Coordinamento Agende 21 faciliterà il processo di creazione di una community per l’adattamento in cui coinvolgere nuove PA e nuove imprese che beneficeranno del percorso e degli strumenti per la riduzione del rischio e l’aumento della resilienza sviluppati dal progetto.

La scelta di Torino quale città pilota del progetto si motiva con la lunga tradizione industriale e con la ancora consistente presenza di un tessuto produttivo avanzato. Il territorio ha già vissuto esperienze traumatiche a causa delle conseguenze di eventi meteorologici estremi, come avvenne con l’alluvione di 15 anni fa. La Città di Torino è, inoltre, parte attiva nelle politiche europee sui cambiamenti climatici, con l’adesione al Patto dei Sindaci e Mayors Adapt e con la redazione dei relativi Piani d’Azione.

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