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Sostenibilità: come cambia il settore tessile e moda

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 27 Maggio 2016
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sostenibilità moda made in italySono ormai alcuni anni che i settori del tessile e della moda stanno affrontando il tema della sostenibilità.

Impegno doveroso, dato l’elevato indice di attività inquinanti nella filiera produttiva dei capi di abbigliamento e tessili in generale.

Recentemente la piattaforma Sustainability Lab ha analizzato i rapporti delle imprese di moda pubblicate da CorporateRegister.com, un archivio mondiale online che si occupa di responsibility report, evidenziando che dal 2010 al 2014 il numero di imprese del fashion system responsabili è aumentato del 50% e le più attive sono le aziende europee, l’83% del totale.

Nel 2012 la Commissione Sostenibilità della Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) ha pubblicato il Manifesto della sostenibilità per la Moda Italiana, un decalogo di principi che tracciano la via di modelli di gestione responsabili lungo l’intera catena di valore della moda.

Il passo successivo è stato nel 2015 la pubblicazione delle Linee guida per le sostanze tossiche chimiche pericolose presenti nei prodotti tessili, pelli e calzature. L’intenzione è quella di realizzare nei prossimi anni altri documenti riguardo ai temi della salvaguardia dell’ambiente e dell’origine delle materie prime per arrivare a standard precisi da condividere con tutti i Paesi produttori di moda. Significativo anche il tema dell’annuale Milano Fashion Global Summit di Class Editori del 2015 intitolato Mangia come ti vesti con un focus sulla sostenibilità.

Il 2016 ha visto un incremento esponenziale delle adesioni alla campagna Detox di Greenpeace che è passato da 5 aziende internazionali del 2011 a 57 a inizi 2016; da notare che tutti i prodotti tessili che hanno aderito a Detox sono italiani. Questo genere di iniziative dal forte impatto mediatico, ha la fondamentale importanza di sensibilizzare l’opinione pubblica e il consumatore modificando di conseguenza la domanda e il mercato.

Ed è anche grazie a una maggiore attenzione dei consumatori che le aziende non possono più ignorare, che la ricerca non si ferma. È di pochi giorni fa il lancio a Milano di The Breath, una nuova fibra realizzata con le nanotecnologie da Anemotech Srl. Dopo due anni di studi e test questa fibra in grado di abbattere gli inquinanti da smog è in commercio.

“L’idea di partenza è stata quella di avere un oggetto che possa lavorare costantemente, senza che noi dobbiamo fare nulla” ha spiegato Gianmarco Cammi, uno degli inventori del tessuto “Si tratta di qualcosa che oggi non esiste. Abbiamo lavorato a un tessuto passivo a basso impatto ambientale, che lavora a energia zero e sul circolo d’aria già presente”.

Questi pannelli possono essere applicati sia in interni sia in esterni.

Lo scorso 13 maggio presso la sede di Eurojersey, azienda tessile italiana impegnata nella ricerca di tessuti ecologici, si è svolto il Convegno intitolato La sostenibilità come valore del made in Italy promosso da Antia-Associazione Nazionale Tecnici Professionisti Sistema Moda.

È emerso in questa occasione che la sostenibilità è diventata un elemento chiave delle strategie aziendali accanto a qualità, prezzo, prodotto e servizio.

Il futuro del Made in Italy si gioca sull’impegno ecologico in tutti i passaggi della filiera. L’incontro è stato un momento di confronto tra alcuni dei principali imprenditori tessili italiani e ha visto la partecipazione di David Shah, editore di View Textile Publications che ha lanciato una riflessione molto importante partendo dalla progettazione del prodotto che deve nascere per evitare lo spreco e limitare l’esasperazione dei consumi.

“Il compito del design è lavorare sul meno, sulla sottrazione. Riformulare gli oggetti a partire dalla gestualità quotidiana, dalla condivisione, dall’uso reale. Impegnarsi per la longevità dei prodotti”.

Indicativo anche il pensiero di Claudio Marenzi, presidente di Herno S.p.A, presidente di Sistema Moda Italia e del Consorzio Classico Italia, che vede nella sostenibilità l’elemento più innovativo della produzione. I concetti chiave emersi nel convegno sono stati economia circolare, riciclo, rigenerazione.

Andrea Crespi, direttore di Eurojersey che dal 2007 ha avviato il progetto SensitivEcoSystem, ha spiegato che oggi il Made in Italy non basta più. Per essere competitivi sui mercati internazionali è necessario attivare un circolo virtuoso basato sulla sostenibilità che porti marginalità, migliorando i parametri aziendali. Fondamentale è poi comunicare questo impegno al consumatore per incidere sulle sue scelte.

Un dato incoraggiante lo ha portato Alfonso Saibene Canepa, Consigliere di amministrazione della Canepa Spa: nell’ultimo anno i consumatori che acquistano scegliendo la sostenibilità dei prodotti è salito dal 3 al 18%.

C’è ancora tanta strada da fare ma come ha detto Luca Buttarelli di Cotonificio Albini, l’era del brand sta tramontando a favore della ricerca del prodotto con una sua carta d’identità che comprenda la tracciabilità in tutta la sua filiera, come del resto sta già avvenendo nell’agroalimentare.

In conclusione Alberto Gregotti di Antia ha riassunto la percezione attuale della sostenibilità che è soprattutto trasparenza. La sfida vera è riuscire a far percepire al pubblico finale il valore intrinseco di un prodotto realmente sostenibile e giustificarne il costo più elevato dovuto agli investimenti tecnologici.

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