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Melinda, sostenibilità e tutela del proprio territorio

città: Trento - pubblicato il:
andrea fedrizzi melinda

andrea fedrizzi melindaGià alla fine del secolo XVII la Val di Non e la Val di Sole erano le terre elette per la produzione di mele e ancora oggi il 15% della produzione media annua di questa frutta viene dalle Valli Del Noce e porta il marchio Melinda.

Per capire come l’omonimo Consorzio convive con i temi legati alla sostenibilità (Michele Odorizzi, Presidente del Consorzio Melinda già lo scorso anno in epoca di Expo aveva affermato che solo attraverso la tutela del nostro territorio possiamo parlare di futuro ai nostri figli) Green Planner è andata ad analizzare i fattori che la contraddistinguono.

A cominciare dall’utilizzo di materie prime come l’acqua.

“Nel corso degli anni ha preso sempre più piede l’irrigazione a goccia in sostituzione della tradizionale irrigazione a aspersione” spiega Andrea Fedrizzi, marketing specialist del Consorzio Melinda Sca “L’irrigazione a goccia si basa sul principio di distribuzione dell’acqua vicino alle radici delle piante, nella quantità e con la frequenza più idonea alla fase di sviluppo della coltura. L’efficienza dell’irrigazione a goccia è prossima al 95% dell’acqua somministrata, questo grazie al fatto che rifornendo piccoli volumi (micro-irrigazione) nel tempo si permette alla pianta di poterli utilizzare. inoltre la bassa evaporazione superficiale permette all’acqua di raggiungere la profondità desiderata. Questo ha comportato un’importante riduzione nei consumi di acqua nelle Valli del Noce”.

Ma l’acqua che sgorga qui naturale è anche l’elemento principe di un progetto di stoccaggio delle mele che parte dallo sfruttamento delle condizioni idrogeologica per giungere a coniugare con naturalità temi cari all’efficienza energetica. Stiamo parlando delle celle ipogee che nei piani del Consorzio e con i lavori dei prossimi anni dovrebbe raggiungere la capacità di conservazione pari a 50mila tonnellate.

“La roccia in cui sono scavati i vuoti per ospitare le celle” spiega ancora Fedrizzi “è di tipo dolomitico: molto compatta e resistente, formata attraverso un processo sedimentario avvenuto all’incirca 200 milioni di anni fa”.

La caratteristica più singolare è che questo strato si presenta particolarmente asciutto, poiché è sovrastato da una massa rocciosa di più formazione recente, datata all’incirca tra i 130 e i 55 milioni di anni fa. Questa formazione argillosa ha la funzione di impermeabilizzante naturale, capace di non far percolare le acque.

Ma questa non è l’unica caratteristica unica del sito del Consorzio Melinda: il fronte di accesso che si apre sul lato ovest è il risultato di un piano di faglia che, attraverso la frattura della roccia avvenuta circa 20 milioni di anni fa, ha determinato il contenimento delle acque imprigionate nella dolomia degli strati profondi.

Questo evento ha determinato la creazione di un vasto accumulo acqua fossile, pura e perfettamente potabile. Come messo in luce da specifici studi idrogeologici effettuati nel corso degli anni, la risorsa idrica sottostante l’area estrattiva può essere utilizzata per la creazione di bacini di accumulo sotterranei a servizio dell’agricoltura locale.

L’acqua, data la sua temperatura costante di 10°C, riesce a raffreddare gli impianti frigo a servizio delle celle frigorifere incrementandone l’efficienza. In questo modo, si ottiene un sensibile risparmio energetico, azzerando i consumi di acqua e anche l’impatto acustico che sono tipici dei sistemi tradizionali tradizionali fuori terra.

La roccia dolomitica, la cui temperatura naturale è di soli 10°C, con i suoi 2.800 kg a metro cubo, ha un peso specifico molto elevato. Questo in primo luogo funge da condensatore, il che significa che, portata a una certa temperatura, la sa accumulare e mantenere nel tempo comportando così un’importante riduzione dei consumi energetici del processo di frigo-conservazione.

Allo stesso tempo la roccia, oltre che da accumulatore di freddo, funge da isolante naturale: è la sua stessa massa, e di conseguenza la sua densità, a contenere il freddo nelle celle, le quali, grazie a questo principio, funzionano in assenza di isolanti artificiali.

Il progetto delle celle ipogee è stato oggetto di studi da parte di diverse università mondiali, tra cui la Norwegian University of Science and Technology (NTNU) la quale ha elaborato dei modelli teorici che hanno decretato la fattibilità del progetto ed è stato realizzato con la collaborazione della Fondazione Edmund Mach e dell’Università degli Studi di Trento. La Tassullo Materiali ha eseguito gli scavi.

Parliamo con Andrea Fedrizzi, marketing specialist del Consorzio Melinda

Dove e come sta migliorando il processo produttivo delle mele e come si potrebbe ancora migliorare?

I produttori ortofrutticoli delle Valli del Noce e della nostra regione in generale hanno iniziato il loro percorso di qualità qualche decennio fa, quando furono firmati in maniera del tutto volontaria i primi protocolli di difesa integrata. Oggi, questi protocolli sono obbligatori, e impongono controlli capillari su tutti diversi impegni del disciplinare, il documento che definisce le modalità con cui viene gestita tutta la filiera produttiva.

Qui si fa ricerca e formazione…

Nel corso degli anni si è lavorato molto sulla professionalità dei frutticoltori, che sono chiamati regolarmente alla frequenza di specifici corsi, sul miglioramento tecnologico delle macchine che vengono utilizzate in campagna, sul rispetto delle limitazioni imposte dal PAN, il Piano di Azione Nazionale per l’impiego dei fitofarmaci. Sono inoltre attivi progetti finalizzati alla ricerca di varietà resistenti o maggiormente tolleranti alle principali patologie del melo.

Anche il fattore logistica e mobilità sostenibile non è da sottovalutare. Voi come operate?

Al tema cui Melinda dedica ben più di una parentesi tanto che è stata assunta una persona responsabile della logistica e dei trasporti, con il compito di continuare a ottimizzare il processo. Siamo nelle Valli Trentine e il Consorzio deve fare i conti con le criticità e le problematiche tipiche delle zone produttive di montagna.

L’impossibilità fisica di poter utilizzare nei trasporti di merci treno o nave, a causa della conformazione morfologica del territorio, obbliga Melinda, come altre realtà produttive di montagna, all’utilizzo di camion su strada. Allora è la strategia dell’ottimizzazione a fare la differenza come nel caso del confezionamento: nel corso degli anni i centri in cui avviene l’attività di confezionamento sono passati da 16 a 7.

Concentrando l’attività in poche sale, più grandi e tecnologicamente più avanzate, si è ottenuta una conseguente importante diminuzione dei chilometri percorsi dai camion sulle strade delle Valli del Noce (da oltre 1.000.000 di km agli attuali 550.000).

Un’ulteriore strategia utilizzata per diminuire l’impatto del trasporto è quella di diminuire il più possibile il numero di prese che ogni camion effettua nei centri di confezionamento, andando prima di tutto a riempirlo il più possibile e programmando nella maniera migliore l’itinerario.

Altri progetti sostenibili: efficienza energetica e produzione energia alternativa?

Il consumo annuo di elettricità di Melinda si aggira sui 50 milioni di kilowatt, e grazie al fotovoltaico si riesce a coprire circa il 15% del fabbisogno, cioè 7 milioni di kilowatt, necessari per il funzionamento delle strutture (celle frigo, illuminazione, impiantistica, sale di lavorazione).

Negli ultimi anni Melinda ha infatti installato impianti fotovoltaici in ognuna delle sedici cooperative socie delle valle di Non e i due della valle di Sole.

Questo intervento rappresenta un potenziamento rilevante che va a completare le capacità di autoproduzione di energia elettrica di Melinda. Ma non solo, l’intervento contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente evitando l’emissione in atmosfera di tonnellate di CO2. Per Melinda è uno sforzo economico notevole motivato non solo da una logica economica ma soprattutto legata alla sostenibilità ambientale.

L’importante di questo notevole investimento è che per l’installazione dei pannelli non è stato consumato un solo metro quadrato di terreno, risorsa pregiata, e non riproducibile.

Come coinvolgete in tutto questo i vostri stakeholder?

In un’ottica di crescita che possa essere sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello economico e sociale, è di fondamentale importanza riuscire a coinvolgere tutte le parti in gioco.

Per questo motivo Melinda, come principale socio di APOT, l’Associazione dei Produttori Trentini, sta partecipando al progetto Trentino frutticolo sostenibile, che ha lo scopo di offrire una corretta informazione sul lavoro svolto dagli operatori nell’ottica della sostenibilità e orientare lo sviluppo futuro di concerto con tutto il sistema.

Il progetto è basato su una partecipazione a porte aperte, dove tutti i portatori di interessi nel progetto, dal pubblico e dalle istituzioni fino ai privati, possano comprendere, conoscere e contribuire da vicino alla costruzione della complessa strada verso la sostenibilità.

Solo attraverso una progettualità rinnovata e condivisa, che tenga fermo il cardine economico attorno al quale ruota l’attività di ogni singolo frutticoltore e che guardi avanti alle sfide più attuali, sarà possibile migliorare la qualità del sistema produttivo e del sistema territoriale, offrendo maggiori e più solide garanzie sociali ed economiche al Trentino, dando pieno significato al concetto di sostenibilità.

Con il progetto Trentino frutticolo sostenibile per la prima volta l’agricoltura diventa parte attiva e si crea un approccio coordinato tra diversi attori dove la sostenibilità diventa filo conduttore alla ricerca di soluzioni che rendano concreti i nostri obbiettivi.

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