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Sostenibilità: gli italiani la cercano anche nei prodotti di casa

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 5 Febbraio 2019
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È innegabile, la sostenibilità fa sempre più parte della vita degli italiani: 2 su 3, ovvero 31 milioni (62%), si dichiarano fortemente interessati ad adottare comportamenti virtuosi fuori e dentro le mura domestiche.

Dalla raccolta differenziata alla scelta di prodotti naturali, biologici e biodegradabili, la metà degli intervistati è disposta a spendere di più, per avere servizi e beni di consumo sostenibili, per ogni genere di impiego: dai cibi, ai cosmetici, ai detergenti per la casa.

Il nobile scopo è di tutela dell’ambiente, ma anche della propria salute e di quella dei propri famigliari.

Questi sono i risultati del 2° Osservatorio Nazionale sullo Stile di Vita Sostenibile, realizzato nel 2016 da LifeGate, punto di riferimento in Italia sulla sostenibilità, in collaborazione con l’istituto di ricerca Eumetra Monterosa, presentato in occasione dell’evento L’importanza di uno stile di vita sostenibile organizzato da YOU, la linea di detergenti per la casa 100% di origine vegetale e più sani per la salute delle persone.

L’emergenza inquinamento non riguarda solo l’ambiente, ma anche le nostre case” sostiene Matteo Vaccari, Head of Marketing di Mapa Spontex “Ecco perché la sostenibilità deve diventare uno stile di vita, caratterizzato da maggior consapevolezza e attenzione alla nostra salute e a quella dei nostri cari. Quello che facciamo con i nuovi prodotti della linea YOU e con il sostegno di LifeGate va proprio nella direzione di dare un contributo nella riduzione degli elementi che concorrono a creare l’inquinamento domestico“.

Ma c’è di più. La sostenibilità è fatta di gesti concreti. Si passa infatti da temi di attualità come la sostenibilità ambientale (35%), l’energia (40%) o l’alimentazione sostenibile (31%), ai comportamenti e ai consumi che rispecchiano uno stile di vita consapevole tra le mura domestiche. Insomma, dalla teoria alla pratica, anzi alle buone pratiche.

Per esempio, l’86% degli intervistati effettua quotidianamente la raccolta differenziata, il 36% dichiara di evitare, quando possibile, l’utilizzo della propria auto, il 33% cerca di consumare preferibilmente alimenti a km0. Inoltre, il 45% degli intervistati si è detto disponibile all’acquisto di beni e servizi sostenibili, anche a fronte di costi superiori (45%). Il che significa maggior attenzione ai temi della salute e al benessere personale e dei propri cari.

Se l’inquinamento ambientale è un tema che smuove l’interesse degli italiani, altrettanto dovrebbe essere l’inquinamento indoor, al terzo posto tra i fattori di rischio per la salute, dopo soltanto i problemi di pressione e il fumo.

Una persona trascorre in media il 90% del suo tempo in un luogo chiuso, all’interno di ambienti non del tutto sani come spesso si crede. Ma dietro al buon profumo dei pavimenti appena lavati, spesso si nasconde la causa dei malesseri fisici: anche una banale tosse o un fastidioso mal di gola, possono provenire dalla cattiva aria che si respira all’interno delle mura domestiche.

A trarre in inganno molto spesso sono proprio le profumazioni dei comuni detergenti, ovvero l’odore dei COV, composti organici volatili, classe di sostanze che maggiormente caratterizza l’inquinamento indoor.

Monossido di carbonio, biossido di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, composti clorurati, tetracloroetilene, benzene, naftalene, formaldeide. Sostanze tossiche, alcune ben conosciute, altre dal nome totalmente oscuro a chi non è in possesso di una laurea in chimica, ma che hanno tutte una caratteristica comune: abitano insieme a noi nelle nostre case, inquinando la nostra abitazione.

Uno dei principali elementi che concorrono a inquinare le nostre case sono infatti i detergenti e i prodotti che quotidianamente si usano per combattere i microbi e dare alle superfici domestiche quello splendore e quel profumo che tanto ci piace sentire quando entriamo in casa nostra.

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