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Economia circolare, la chiave per un nuovo sviluppo in Sicilia

città: Palermo - pubblicato il:
economia circolare

economia circolareL’economia circolare può essere la chiave per lo sviluppo economico siciliano: se si valorizzassero le centinaia di migliaia di tonnellate di sottoprodotti agricoli, agroindustriali e di frazione organica dei rifiuti urbani prodotte ogni anno in Sicilia, potremmo ottenere il biometano per il 9% dei consumi di metano utilizzato in Italia per i trasporti, biofertilizzanti pari all’8% dei fertilizzanti consumati in Italia e biochemicals di alto valore, ma serve la collaborazione delle Istituzioni.

Sono queste le parole con cui Stefano Arvati, Presidente di Renovo, ha iniziato il suo intervento dal palco del convegno Quale visione strategica per il futuro della Sicilia del nuovo millennio? organizzato da Legambiente e svoltosi nell’ambito di Festambiente Mediterraneo.

L’incontro ha rappresentato un confronto tra il mondo imprenditoriale delle rinnovabili e quello delle Istituzioni siciliane per tracciare un quadro dell’economia locale e indagare le possibilità di sviluppo legate all’economia circolare.

“Il territorio deve tornare a essere il centro della vita politica siciliana” ha continuato Arvati “Perché esso rappresenta un’irrinunciabile risorsa economica per quest’isola. I dati siciliani sul potenziale di sottoprodotti e della frazione organica di rifiuti urbani valorizzabili all’interno di in una filiera corta della bioenergia, dei biochemical e dei biofertilizzanti, ci danno la dimensione di un settore con enormi possibilità di sviluppo per l’economia siciliana. Se si riuscissero a valorizzare tutti gli scarti prodotti annualmente , potremmo avviare un comparto in grado di generare vantaggi economici trasversali a tutto il territorio: basti pensare che secondo la Direttiva sull’Economia Circolare della Commissione Europea la prevenzione dei rifiuti, la progettazione ecocompatibile, il riutilizzo delle risorse, possono generare risparmi netti per le imprese pari all’8% del fatturato annuo”.

Questi princìpi sono già oggi alla base del Polo dell’economia circolare che si stanno sviluppando a Caltagirone, con l’avvio delle filiere per la produzione di biochemical (polifenoli, pectina e limonene), biometano dal residuo dei sottoprodotti e dalla frazione organica dei rifiuti urbani, ed energia elettrica e termica.

Un modello replicabile, ma per avviare un comparto così complesso su scala regionale, c’è bisogno di una collaborazione da parte delle Istituzioni; serve la precisa volontà politica di ripensare un nuovo iter burocratico e legislativo che possa ridurre i passaggi e i tempi di autorizzazione che, attualmente, rischiano di minare ogni progetto alla sua base.

“Se si vuole rilanciare il futuro economico siciliano questa situazione deve cambiare, le Istituzioni devono trovare il modo di sostenere le imprese con normative snelle e chiare che aiutino lo sviluppo dei settori chiave”, ha quindi concluso Arvati.

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