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Non ci sono più le quattro stagioni, viaggio in musica nella storia del clima

pubblicato il: - ultima modifica: 12 Ottobre 2021
non ci sono più le quattro stagioni

non ci sono più le quattro stagioniParte da Genova la tourneè di Non ci sono più le quattro stagioni, un viaggio in musica nella storia del clima con Luca Mercalli e Banda Osiris.

Lo spettacolo si inserisce nel progetto A Seminar la Buona Pianta, brand culturale attraverso cui Aboca promuove i suoi eventi e approfondimenti legati al tema dello sviluppo sostenibile.

Anche quest’anno Genova torna a essere palcoscenico nazionale della divulgazione scientifica con la quattordicesima edizione del Festival della Scienza.

Aboca partecipa all’edizione 2016 con lo spettacolo Non ci sono più le quattro stagioni: una esilarante lezione sul clima per comprendere appieno e con grande divertimento il fenomeno dei cambiamenti climatici e del Global Warming che minacciano il Pianeta.

Con lo spettacolo Non ci sono più le quattro stagioni si viene accompagnati in un viaggio musicale dalla Piccola Età Glaciale al riscaldamento globale. Dalle quattro stagioni in musica di Antonio Vivaldi alle estati sempre più infuocate e inondate di oggi. La salute del Pianeta, così come quella degli individui che lo popolano, è quotidianamente messa a dura prova.

Non c’è luogo sulla Terra, pur protetto o remoto, che possa davvero dirsi al riparo da inquinamento e depauperamento delle risorse. Di questo passo, il mondo di domani rischierà di ereditare da quello di oggi guasti e malanni irreversibili.

Il climatologo Luca Mercalli affronta il tema del Global Warming in maniera originale, unendo l’arte, la storia, la scienza e la comicità irriverente della Banda Osiris in un irresistibile cabaret musicale che segna la fortunata collaborazione artistica tra il noto studioso e i 4 musicisti piemontesi.

Non ci sono più le quattro stagioni, dopo aver debuttato nei teatri di Siena e Pordenone registrando il tutto esaurito, inizia la tournée da Genova, venerdì 4 novembre alle ore 21 presso la Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone, per proseguire con altri cinque spettacoli a ingresso gratuito fino a marzo 2017, nelle città di Firenze (29 novembre – Teatro Puccini), Roma (12 dicembre – Teatro Quirinetta), Padova (27 gennaio 2017 – Teatro MPX), Torino (10 febbraio 2017 – Teatro Colosseo) e Bari (9 marzo 2017 – Teatro Forma).

Smarrite le quattro stagioni, perduti per sempre i paesaggi rappresentati in arte e in musica al tempo di Vivaldi, come sarà il mondo di domani, si domanda il climatologo Mercalli, se non prendiamo coscienza del più grande mutamento climatico in atto che mai sia stato provocato dall’uomo? Avremo ancora le stesse stagioni del passato?

La risposta è anche nel nuovo libro di Luca Mercalli Il mio orto tra cielo e terra. Appunti di meteorologia ed ecologia agraria per salvare clima e cavoli edito da Aboca Edizioni, ideale completamento dello spettacolo di venerdì 4 novembre a Genova. La parola chiave diventa orto in questo libro ricco di riflessioni e spunti utili per approfondire i temi della sostenibilità ambientale.

Mercalli ci dimostra, infatti, tra le altre cose, con competenza scientifica come sia possibile coltivare un pezzetto di terra senza ricorrere a dannosi fitofarmaci, nel pieno rispetto della biosfera, mettendo il lettore di fronte all’ipotesi concreta che ognuno, con i mezzi di cui dispone, può davvero impegnarsi ogni giorno senza sforzi eccessivi per la tutela del Pianeta e soprattutto della propria qualità della vita. Coltivare un orto domestico diventa allora un’azione concreta, quotidiana, da accordare sull’impegno e sulla costanza, per salvare clima e cavoli.

“Ho pensato che questo libro potesse rappresentare una buona occasione per spiegare in termini concreti cosa vuol dire oggi confrontarsi con una nuova agricoltura” afferma Luca Mercalli “che non peggiori il cambiamento climatico e che, al contrario, ci aiuti a diventare più consapevoli sui legami che esistono tra la nostra capacità di scegliere cibo di qualità e il contribuire realisticamente alla salvaguardia del Pianeta. L’orto, per piccolo che sia, è un microcosmo che riproduce la complessità della natura e del nostro rapporto con essa: ci insegna che possiamo prelevare per noi una certa quota di risorse dall’ambiente, ma anche che se oltrepassiamo i limiti imposti dai processi naturali creiamo danni irreversibili. Ecco perché condurre oggi un orto con le tecniche dell’agroecologia rispettando la biodiversità, evitando i trattamenti chimici e ottimizzando l’uso dell’acqua, è un buon modo per dare il proprio contributo alla sostenibilità ambientale”.

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