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Correnti oceaniche, il loro ruolo nella diffusione della CO2

città: Napoli - pubblicato il:
correnti oceaniche daniele iudicone

correnti oceaniche daniele iudiconeLe correnti oceaniche hanno un ruolo determinante nella diffusione dell’anidride carbonica, prodotta dall’uomo, nei mari di tutto il mondo; è la conclusione del lavoro di Daniele Iudicone, ricercatore della Sezione EMI della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, i cui studi sono stati pubblicati dalla rivista Scientific reports.

L’articolo è stato pubblicato il 3 novembre ed esamina come le correnti oceaniche contribuiscano alla diffusione dell’anidride carbonica di origine antropica con le conseguenze sul clima globale che, purtroppo, ben conosciamo.

Il nuovo studio, frutto del lavoro svolto da un team di ricercatori provenienti da Italia, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Giappone, è stato ottenuto grazie a osservazioni e simulazioni al computer e getta le basi per un approccio differente riguardo i cicli biogeochimici degli oceani.

Daniele Iudicone, che ha diretto lo studio, dimostra come le correnti oceaniche svolgano un ruolo dominante nel determinare le vie di ingresso dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo all’interno degli oceani, con conseguenze rilevanti sia per il sistema climatico sia per la concatenata acidificazione dei mari.

Nel solo decennio 2005-2014, infatti, l’attività umana ha rilasciato in atmosfera quasi 10 miliardi di tonnellate di carbonio in media all’anno, mentre 4,4 miliardi di tonnellate per anno sono andate in atmosfera.

Recentemente una soglia importante è stata superata: si è riscontrato, infatti, tasso di concentrazione di CO2 in atmosfera di oltre 400 parti per milione, un livello significativamente più grande rispetto a quelli dell’era pre-industriale. Ben 2,6 miliardi di tonnellate sono state assorbite, invece, dagli oceani, riducendo così l’impatto sul clima.

Lo studio diretto da Iudicone suggerisce che il 20% del carbonio che si trova negli oceani possa essere ridistribuito dalle correnti oceaniche tra gli strati interni, aumentando l’efficienza del sequestramento. Ciò avviene perché l’oceano è continuamente in movimento, e quindi non agisce come una spugna, assorbendo l’anidride carbonica per poi lentamente diffonderla verso il basso.

L’oceano globale è costituito da una complessa rete di correnti che, come nastri trasportatori, continuamente ridistribuiscono acqua orizzontalmente e verticalmente. Questo macchinario può riesporre all’atmosfera strati una volta profondi, e quindi ricchi di carbonio, o sequestrare il carbonio in profondità per tempi lunghi.

I ricercatori hanno stimato la quantità di carbonio iniettato da questa serie di nastri trasportatori, concludendo che hanno un ruolo molto importante per il sequestramento e lo stoccaggio di carbonio di origine antropica.

“Le regioni subtropicali e polari hanno entrambi un ruolo centrale nel determinare quanto carbonio è immagazzinato in acque profonde” ha aggiunto Iudicone “Dal momento che il cambiamento climatico avrà un impatto sempre maggiore sulla circolazione oceanica e la sua termodinamica, lo studio fornisce quindi nuovi strumenti e informazioni per meglio prevedere l’importanza futura del ruolo degli oceani nel ridurre l’impatto della emissione umana carbonio nell’atmosfera”.

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