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Aree montane, riattivarle significa sviluppare un’Italia Green

pubblicato il: - ultima modifica: 12 Ottobre 2021
aree montane

aree montaneIdee, progetti e finanziamenti per una buona convivenza con le aree montane.

Le quali si permettono di essere aride solo quando vengono abbandonate.

AttivAree, il programma voluto da Fondazione Cariplo, si pone in questo contesto per tornare a rendere vivibile in maniera resiliente e felice le aree montane.

Il che non vuol dire solo recupero ambientale, ma anche sviluppo economico e sociale. In una parola: sviluppo sostenibile.

Spiega Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo che con Attivaree si sta ragionando in maniera intersettoriale: “qui cui abbiamo riservato 10 milioni di euro di risorse perché crediamo che queste aree abbiano un grande potenziale sociale e ambientale”.

I progetti selezionati da Fondazione Cariplo con il bando Attivaree sono legati alle aree montane dell’OltrePo e all’Alta valle Camonica e la Val Sabbia, ma come sottolinea ancora Giuseppe Guzzetti “i ragionamenti si innestano sulla base di una legge nazionale che ha stanziato delle risorse per fare in modo che escano da aree di degrado”.

Si deve a Fabrizio Barca, ex Ministro per la coesione territoriale con il Governo Monti, la volontà di portare avanti il tema per bloccare i processi di spopolamento e di abbandono delle aree montane. Pro bono lo fa in questo momento Barca che insegna ora a Parigi al Sciences-Po.

Ma Barca ci crede e parla di un forte potenziale pari a un terzo del territorio italiano e 4 milioni di abitanti che “sono guardiani del nostro territori”.

Barca lo mette in evidenza: “c’è un costo sociale del non fare niente. Non agire in queste aree montane prima vuol dire costruire delle bombe. Come l’aumento incontrollato dei boschi. E un’acqua non imbrigliata. Quando non ci sono più i guardiani dei territori questi pericoli si innescano”.

I risultati sono sotto gli occhi di tutto e sulla pelle di molti. Ma una buona politica di ripopolamento dei boschi deve tenere conto di scuola, salute, territorio.

“Stiamo parlando di territori rugosi con grosse potenzialità agricole e turistiche, ma lontane dai servizi e dalle infrastrutture. Dobbiamo convincere che ci sia sostenibilità economica e attuare investimenti che non siano per far sopravvivere queste aree, ma per creare spazi di creatività per giovani che fino a ora si sono sviluppati in aree urbane. Liberare le forze imprenditoriali ma nel tempo stesso migliorare servizi e infrastrutture. Oltre alla capacità di assorbire migrazioni”.

“In questo abbiamo lavorato con le Regioni” spiega ancora Barca “Lombardia (che ha già investito 60 milioni di euro come fa rilevare Ugo Parolo, sottosegretaio alla presidenza di Regione Lombardia, politiche per la Montagna) e Liguria sono le prime e pensiamo che a breve la Sicilia sia pronta a seguire questa strada”.

I fondi sono, infatti, regionali ma lo stato sta investendo soldi nella legge di stabilità per incentivare i servizi.

“Che devono” allerta Barca “essere continuativi e se funzionano devono diventare fondi a regime”.

Fondamentale, poi, sarà valutare i risultati finali che devono essere misurabili. E poi anche raccontati a chi in questo momento sta cercando nuovi sbocchi anche professionali. I giovani tengano ben alte le antenne. Anche in questo caso si sta parlando di green jobs.

Per Elena Jachia, direttore area ambiente Fondazione Cariplo e responsabile progetto Attivaree è probabile che non ci sia un’unica ricetta da seguire: “A mio avviso è indispensabile una collaborazione di pubblico, privato e mondo del non profit per trovare soluzioni concrete ed efficienti alle necessità quotidiane (per esempio piccoli esercizi commerciali di paese gestiti da cooperative in rete nei diversi paesi, magari con aperture a scacchiera e acquisti congiunti) e al rilancio delle aree montane e dei territori (definizione di un modello turistico a rete, con specializzazione verso uno specifico target sociale). Ciascuno deve fare la propria parte, chi nella velocizzazione degli iter amministrativi e autorizzativi, chi nella proposizione di idee innovative, chi nella salvaguardia di target fragili o di risorse naturali non rinnovabili”.

Ma una cosa è indiscutibile: “fondamentale è anche e soprattutto l’attrattività verso i giovani, sia in termini di possibilità di formazione che di opportunità di lavoro”. Giovani che stanno già dimostrando di essere molto attratti a un ritorno all’agricoltura e alla natura.

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