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COP22: gli amministratri locali chiedono di andare oltre gli accordi di Parigi

città: Milano - pubblicato il:
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cop22La richiesta alla COP22 di migliaia di responsabili locali e regionali è di andare oltre gli accordi di Parigi dando piena attuazione a quanto già stabilitpo attraverso una governance climatica che veda coinvolte pienamente le città e le regioni.

Due gli schieramenti contrapposti: da un lato gli amministratori locali – sindaci e governatori – sono impegnati affinché la COP22 definisca misure tecniche e finanziarie capaci di sostenere gli enti locali nell’implementazione degli impegni assunti dai governi; dall’altra la Banca Mondiale che chiede di concentrare nelle città l’80% dei finanziamenti globali per la lotta al clima.

Alla COP22 di Marrakech, che definirà le modalità per rendere operativo l’accordo di Parigi, il Comitato europeo delle Regioni interviene quindi sui nodi chiave dei finanziamenti e della governance climatica con un summit e una serie di eventi volti a sensibilizzare governi e organismi internazionali sulla dimensione locale della sfida del clima.

“Le città e le regioni sono essenziali per colmare il persistente divario tra gli impegni e gli obiettivi in materia di clima” ha dichiarato il presidente della regione Sardegna, Francesco Pigliaru, durante il vertice sul clima dei responsabili locali e regionali nel quadro della COP22, cui hanno preso parte più di mille esponenti locali e regionali di tutto il mondo.

Pigliaru, che al Comitato Europeo delle Regioni (CdR) presiede la commissione Ambiente ed è relatore del parere Attuare l’accordo di Parigi sul clima – un approccio territoriale alla COP22 di Marrakech, ha sottolineato che i negoziati devono tradursi in una governance climatica globale fondata sul confronto permanente tra città, regioni, governi nazionali e gli organi delle Nazioni Unite, con un monitoraggio costante degli obiettivi vincolanti, e la verifica dei progressi compiuti con metodi di valutazione condivisi.

Per la CdR è inoltre fondamentale includere nei contributi stabiliti a livello nazionale (NDC) le riduzioni delle emissioni di gas serra operate dalle città e dalle regioni; l’avvertimento però, se si vuole veramente ottenere un mondo carbon-neutral entro il 2050, è che occorre fissare obiettivi ancora più ambiziosi, che vadano oltre quanto definito a Parigi.

Gli enti locali e regionali hanno un ruolo centrale ai fini di una riuscita attuazione dell’accordo di Parigi. Sono infatti responsabili per l’attuazione del 70% delle misure di mitigazione dei cambiamenti climatici e del 90% delle azioni di adattamento al clima. Dispongono inoltre di una vasta esperienza concreta e, assumendo impegni più ambiziosi di quelli previsti dagli accordi internazionali, hanno indicato ai governi nazionali la via da seguire.

È quanto accade con il Patto globale dei sindaci, la più grande coalizione di città impegnate nella guida dell’azione per il clima a livello mondiale, che dimostra quale possa essere il contributo di città e regioni nella lotta al riscaldamento globale e nella realizzazione degli obiettivi di Parigi.

L’adesione di migliaia di città al patto testimonia la consapevolezza, da parte degli enti locali, della necessità di andare oltre agli impegni attuali che porterebbero a un aumento delle temperature di oltre 3°C di qui alla fine del secolo, in netto contrasto con gli obiettivi di Parigi di tenere tale aumento ben al di sotto dei 2°C.

La metà della popolazione mondiale vive in aree urbane e servono ingenti investimenti per mantenere le aspettative di crescita e al tempo stesso contenere l’aumento della temperatura. Tuttavia nell’attuale situazione finanziaria gli enti locali e regionali non riescono ad accedere a prestiti a costi ragionevoli per realizzare progetti climatici. Per questo la Banca Mondiale ha chiesto di concentrare sulle città l’80% degli investimenti in questo settore.

Nel corso della COP22 città e regioni hanno presentato una serie di raccomandazioni su come mobilitare i flussi finanziari a favore di progetti per il clima mirati su scala locale: dall’aumento delle risorse per la difesa del clima ai partenariati pubblico-privati, alla creazione di poli finanziari, all’uso dei ricavi della vendita delle quote di emissioni (ETS) per la promozione di progetti a basso impatto.

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