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Corpo Forestale: ai boschi adesso pensano i Carabinieri

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
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corpo forestaleCon il primo giorno di gennaio di quest’anno il Corpo Forestale dello Stato è confluito nei Carabinieri.

Rientra così sotto la giurisdizione di questo corpo militare la gestione dei boschi che in Italia rappresentano il 35% del territorio.

“Ciò motiva ancor di più le Regioni italiane ad avviare un processo per lo sviluppo del settore forestale nazionale” afferma Alberto Negro, neo presidente dell’Anarf, l’Associazione Nazionale Attività Regionali Forestali.

“La percentuale di bosco è in crescita” spiega ancora Negro “anche se si tratta di boschi poveri”.

Ciò non toglie che abbiano grandi funzioni come quella di tutela dal rischio idrogeologico, indispensabili per la salvaguardia del paesaggio, il contrasto ai cambiamenti climatici e la difesa della biodiversità.

“È altresì fondamentale il rilancio della cosiddetta filiera foresta-legno” riprende Negro “ovvero il riconoscimento di questa basilare attività imprenditoriale, anche come motore dello sviluppo socio-economico delle aree montane del nostro paese”.

Le risorse per il bosco italiano sono allocate principalmente nei Programmi di Sviluppo Rurale (PSR), curati dalle Regioni. Tendenza già avviata dal vecchio DpR 616, che nel lontano 1977 istituiva le Regioni italiane dando realtà al dettato costituzionale e consegnando proprio alle Regioni la competenza della gestione forestale.

“Nessun alibi quindi” sprona Negro “va rilanciata l’azione di difesa e di valorizzazione del patrimonio forestale nazionale, in tutte le direzioni e con uno sforzo che deve vederci tutti impegnati assieme, Corpo Forestale, Regioni e Stato”.

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