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Italferr: green jobs è anche costruire linee e stazioni ferroviarie

città: Milano - pubblicato il:
italferr fabio caranti

italferr fabio carantiLo scrittore giapponese Murakami Haruki ne ha fatto la professione del protagonista de L’incolore Tazaki Tsukuro e i suoi anni di pelligrinaggio (Ed. Einaudi).

Il costruttore di stazioni ferroviarie (linee comprese) nell’immaginario di tutto il globo è un perfetto, meticoloso ingegnere. Pignolo di certo. Ma sarà anche attento all’ambiente?

Noi ne abbiamo incontrato uno, Fabio Caranti, environmental manager in Italferr del gruppo ferrovie dello stato Italiano, e con lui ci siamo fatti un’idea.

“Da sempre Italferr ha dedicato una attenzione particolare per gli aspetti ambientali delle opere che segue” esordisce Caranti “attraverso una struttura interna composta da oltre 40 persone di differente estrazione universitaria che va dalla chimica fino all’archeologia passando da ingegneria ambientale e scienze naturali, sia nella fase di progettazione che di costruzione.

L’esperienza dell’Alta Velocità ha permesso di implementare rapidamente le metodologie per gestire in maniera sistematica e soprattutto trasparente l’approccio sostenibile che Italferr segue e che chiede di seguire a tutti gli appaltatori e fornitori.

Le linee guida sono sistematicamente applicate alla progettazione di tutte le opere da parte di Italferr così come tutti gli incarichi di direzione lavori e sorveglianza della costruzione sono eseguiti in attuazione alle procedure ambientali aziendali certificate ISO14001”.

Da quanto lavora in Italferr e con quale background?

Sono un ingegnere per l’ambiente e il territorio e ho avuto la fortuna sin dall’inizio della mia carriera professionale di lavorare su progetti infrastrutturali strategici mantenendo un ruolo ambientale così da poter applicare sul campo quanto imparato nei miei studi universitari, con riferimento soprattutto ai corsi degli ultimi anni durante i quali erano frequenti le visite e gli studi delle attività dell’Alta Velocità.

La considero una fortuna in quanto lavori come l’Alta Velocità sono un esperienza eccezionale in termini di crescita professionale e di accrescimento delle competenze tecniche perché il frequente ricorso a soluzioni tecniche speciali – per opere uniche nel loro genere – richiede una preparazione ottimale delle cosiddette pratiche standard dalle quali partire per scegliere la migliore soluzione coerente con l’obiettivo richiesto nei tempi stabiliti mantenendo il migliore livello di qualità.

Dopo quasi 10 anni di esperienza di cantieri, da tre anni mi sono spostato nel settore della progettazione di opere strategiche nei paesi esteri avendo quindi la possibilità di ampliare il mio percorso professionale anche nella prima fase del ciclo di vita dell’ingegneria dell’opera.

Quali opere ha seguito direttamente?

Personalmente ho applicato le linee guida durante la realizzazione del nodo Alta Velocità di Bologna, il nodo ferroviario di Genova e il potenziamento ferroviario di altre tratte ferroviarie quali per esempio Parma-La Spezia e Arcisate-Stabio.

Ora dove lavora e quali opere segue?

Italferr ha incrementato notevolmente le sue attività all’estero negli ultimi anni. Da circa 3 anni sia le ferrovie dell’Arabia Saudita sia quelle dell’Oman hanno incaricato Italferr di sviluppare i più importanti progetti delle reti ferroviarie nazionali.

Attualmente vivo a Riyadh, Arabia Saudita, e lavoro nel gruppo di coordinamento della progettazione del Saudi Landbridge Railway Project, uno dei progetti ferroviari più ambiziosi del Medio Oriente che attraversa i 1.300 km della penisola per collegare i porti di Jeddah, sul Mar Rosso, con Jubail, Golfo Arabico.

Per lo stesso progetto sono anche il Key Expert per le attività ambientali, ovvero studio di impatto ambientale e coordinamento con il Ministero dell’Ambiente locale, ruolo che ho da poco finito di svolgere anche a Muscat per il progetto preliminare dell’intera rete nazionale di circa 2.200 km.

Crede sia possibile tradurre le linee guida seguite da Italferr in altri settori?

Assolutamente sì. Il know-how sviluppato in questi anni in materia ambientale da Italferr è stato orientato all’infrastruttura ferroviaria ma sicuramente l’approccio metodologico è già da subito applicabile per le altre infrastrutture quali per esempio strade e aeroporti.

Ciò in quanto le tematiche ambientali gestite con la metodologia Italferr durante la progettazione e realizzazione della ferrovia coprono discipline comuni con tutte le altre infrastrutture, basti pensare al tema della gestione dei materiali di scavo, dei rifiuti e dei siti contaminati.

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