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Expo Milano: riutilizzare, in modo sostenibile, spazi e materiali

città: Milano - pubblicato il:
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expo milanoExpo Milano è stata, in un certo senso, la prima esposizione universale all’insegna della circular economy.

Nello statuto di Expo 2015 era messo bene in chiaro: tutto quello che si potrà recuperare non andrà gettato in discarica, ma in maniera creativa e soprattutto sostenibile sarà riutilizzato.

E così è successo per interi padiglioni recuperati – per esempio Uruguay, Francia, Bahrain, Azerbaijan, Principato di Monaco, Coca Cola, Save the Children, Don Bosco) e altri recuperati solo in parte – per esempio la rete del Brasile, una serra del Kuwait.

Ora, un’altra bella parte di ciò che è stato usato nel sito di Expo Milano è tornato a nuova vita con una serie di bandi che Fondazione Triulza ha gestito per consegnare il materiale ad associazioni del terzo settore.

Così, grazie anche al supporto di Fondazione Cariplo, sono stati assegnati beni per oltre 100mila euro. L’assegnazione a organizzazioni no profit è avvenuta mediante procedura verbalizzata di estrazione a sorte.

La lista completa dei beneficiari è stata pubblicata sul sito web di Fondazione Triulza.

Tra il materiale da destinare a nuova vita, consegnate attrezzature da cucine, tablet, gadget, abbigliamento e accessori in dotazione ai Fop (Field Operator) e ai volontari. In particolare le cucine tornano sul campo grazie all’Associazione Volontari Protezione Civile Rozzano Onlus che ha come prima specializzazione la Cucina di Emergenza.

All’attuale container-cucina, già azionato anche durante il terremoto in Abruzzo, si aggiunge il nuovo impianto che permetterà di svolgere attività di formazione per i volontari ed esercitazioni per la preparazione di 1.800 pasti al giorno.

Com’è la situazione attuale a Expo Milano

Intanto, a più di un anno dalla chiusura della kermesse siamo tornati a fare il punto con Gloria Zavatta, già responsabile sostenibilità di Expo 2015.

Per quanto riguarda i padiglioni costruiti direttamente da Expo 2015, per esempio il Padiglione Zero, i Cluster e le Aree di Servizio, sono stati mantenuti ed è la nuova proprietà Arexpo SpA, che ne deciderà il riutilizzo futuro.

Per i beni cosiddetti mobili di Expo 2015, si è proceduto nell’ottica di massimizzarne il valore, proponendone la vendita quando si è verificato l’interesse del mercato.

La maggior parte (arredi urbani e di uffici, attrezzature varie di uso sul sito) è stata acquistata da Arexpo, ma anche molti privati, per esempio, hanno partecipato alla gara per le statue Il popolo del cibo di Ferretti.

Inoltre alcune installazioni sono state cedute a titolo gratuito, a seguito di specifica richiesta e con costi di gestione a carico dei destinatari, come per esempio l’Agorà al Comune di Monza e la Vertical Farm a Enea.

Che cosa ci sarebbe ancora da rigenerare?

Al momento si sta lavorando ancora sui materiali IT utilizzati, nonché su libri e pubblicazioni che costituiscono il patrimonio di legacy culturale dell’evento.

Che cosa veramente non si è potuto recuperare?

I beni che hanno avuto un utilizzo intenso durante l’evento e che quindi avevano perso valore o il cui costo di smontaggio e rimontaggio è risultato penalizzante.

Da più parti si è sentito dire che la legislazione non ha facilitato questi aspetti: quali sono stati gli ostacoli maggiori da superare per portare a buon fine le attività di recupero?

Expo Milano 2015 ha dovuto motivare ogni scelta, sia in capo al Consiglio di Amministrazione o al Collegio di Liquidazione, che fosse vendita o donazione, e gestirne tutti i passaggi amministrativi e burocratici.

Essendo tanti i beni, molto diversi tra loro, e tanti i riutilizzatori tra soggetti pubblici, privati e organizzazioni senza fine di lucro, è stata una procedura molto ampia e articolata.

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