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Palazzo Reale: il problema delle visite in-sostenibili

città: Milano - pubblicato il:
palazzo reale di milano

palazzo reale di milanoPalazzo Reale di Milano è riuscito a fare il pienone. Un paio di mostre ben scelte e i visitatori, curiosi, sono venuti da ogni dove; tanto da trasformare in un fenomeno social il proprio volto nella sfera riflettente di Escher.

Questa grande affluenza ha purtroppo generato inconvenienti non troppo piacevoli per gli appassionati di arte, i quali sono stati in coda svariate ore prima di poter accedere alla mostra scelta.

Per la precisione, la tanto (giustamente) acclamata mostra di Hokusai è valsa 2 ore e mezza di coda (se non di più) a centinaia di visitatori che pazientemente hanno aspettato il loro turno con zero gradi centigradi a tenergli compagnia durante l’attesa.

Risultato è che i temerari, che sono riusciti ad affrontare la fila, hanno varcato la soglia di Palazzo Reale con raffreddore e mal di testa.

Napalm 51 (il famoso personaggio crozziano) penserebbe sicuramente che la causa di tutto sono le lobby delle tachipirine. Ma, per questa volta almeno, sono innocenti. La colpa è solo la disorganizzazione dei nostri enti culturali, organizzati per ricevere 10 visitatori al giorno.

Senza pensare a costose strategie di intrattenimento basterebbe consegnare ai visitatori un biglietto con l’orario di ingresso della visita (come avviene in moltissimi altri musei), cosicché si possa aspettare il proprio turno comodamente in un bar oppure visitando un’altra mostra che non ha tempi di attesa.

Le idee da mettere in campo possono essere moltissime e speriamo che vengano messe in pratica non appena i dirigenti culturali si renderanno conto che la cultura sta tornando di moda.

I visitatori dei musei e delle mostre sono sempre in aumento negli ultimi anni e le bellezze artistiche sembrano interessare sempre più gente. Ma pubblicizzare e diffondere la cultura non basta: se vogliamo rendere la cultura popolare cerchiamo come prima cosa di renderla sostenibile, in tutti i sensi.

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