Home Imprese Sostenibili Microplastiche nelle acque: focus sul marine litter nel Mediterraneo

Microplastiche nelle acque: focus sul marine litter nel Mediterraneo

città: Roma - pubblicato il:
microplastiche nelle acque

microplastiche nelle acqueUno dei problemi che affliggono l’ambiente riguarda la presenza di microplastiche nelle acque, fenomeno definito come marine litter, che affligge mari e laghi.

Nei giorni scorsi il Parlamento europeo si è interessato al problema delle microplastiche nelle acque nel Mar Mediterraneo incontrando le associazioni ambientaliste – per l’Italia erano presenti Kyoto Club e Legambiente – ma anche le industrie per definire le azioni e le politiche di prevenzione da attuare.

Microplastiche nelle acque: consistenza del problema

Ma quante e quali sono le plastiche che inquinano i nostri laghi e i mari e si spiaggiano sulle nostre coste? Una risposta al problema è stata fornita da uno studio condotto da Legambiente ed Enea che ha effettuato un’analisi del tipo delle plastiche campionate durante le campagne estive di Legambiente Goletta Verde e Goletta dei laghi 2016.

Questa tipizzazione ha permesso non soltanto di fare una conta delle tipologie di materiale plastico recuperato nei rifiuti e della loro caratterizzazione chimica, ma si è preoccupata anche di individuare le soluzioni per il loro possibile recupero.

Le campagne estive di raccolta dei dati hanno trovato, in tutti i campioni analizzati, microplastiche nelle acque – anche nei cinque laghi italiani controllati – Maggiore, Iseo, Garda e i laghi di Bolsena e Albano. Per quanto riguarda i mari, la densità più alta è stata registrata nel Tirreno (62 rifiuti/kmq).

Il 96% dei rifiuti è costituito da plastica: al primo posto ci sono le buste (16%), seguono poi teli (10%), reti e lenze (4%), frammenti di polistirolo (3%), bottiglie (3%), tappi e coperchi (3%), stoviglie (2%), assorbenti igienici (2%) e cassette di polistirolo intere o in frammenti (2%).

Le principali fonti dei rifiuti galleggianti monitorati sono la cattiva gestione dei rifiuti urbani e dei reflui civili oltre che l’abbandono consapevole (29%) e le attività produttive, tra cui pesca, agricoltura, industria (20%).

Per quel che riguarda i rifiuti legati alle attività produttive, il 46% deriva dal settore della pesca (reti, lenze, cassette di polistirolo intere e frammentate); sul fronte della cattiva gestione dei rifiuti urbani, l’83% di questi è costituito da packaging, per lo più di plastica usa e getta.

Una frazione compresa fra 85-94% delle plastiche raccolte e caratterizzate è costituita di polimeri termoplastici, in prevalenza polipropilene (PP) e polietilene (PE) a bassa e alta densità, materiali che per semplice riscaldamento possono essere rimodellati e riciclati.

La loro tipologia rende quindi fattibile l’inserimento di queste plastiche in un ciclo virtuoso ed economicamente sostenibile.

Tra le microplastiche nelle acque di mare c’è una netta prevalenza di polietilene; sulle spiagge oltre il 50% degli oggetti ritrovati sono frammenti derivanti dalla degradazione/frammentazione di oggetti più grandi e il 28% dei frammenti è costituito da polipropilene e polietilene, anch’essi avviabili a riciclo.

L’impatto economico mondiale del marine litter, stimato nel rapporto 2016 Marine Litter Vital Graphics di Unep (United Nations environment programme) e Grid-Arendal, ammonterebbe a otto miliardi di euro l’anno.

In Europa, invece, secondo uno studio commissionato ad Arcadis, la presenza di microplastiche nelle acque ci costa 476,8 milioni di euro all’anno – cifra che prende in considerazione solo i settori di turismo e pesca perché non è possibile quantificare l’impatto su tutti i comparti dell’economia.

Il costo totale stimato per la pulizia di tutte le spiagge dell’Unione Europea è pari a 411,75 milioni di euro, mentre l’impatto sul settore pesca è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro.

Condividi: