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Sviluppo sostenibile e lotta ai cambiamenti climatici, le priorità per l’UE

città: Roma - pubblicato il:
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sviluppo sostenibileIn occasione del convegno annuale dell’associazione Kyoto Club, nell’anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, si è discusso delle priorità per l’Unione Europea per favorire uno sviluppo sostenibile e la lotta ai cambiamenti climatici, attraverso l’economia circolare e la de-carbonizzazione del nostro modello economico.

Naturalmente l’associazione auspica che l’Italia si faccia attiva protagonista di questa transizione, abbandonando l’attuale modello economico lineare per consentire la riduzione della dipendenza dalle importazioni di energia e materie prime, aumentando al tempo stesso l’occupazione senza esasperare squilibri ambientali e climatici.

Sviluppo sostenibile significa affrontare in modo strategico e innovativo l’approccio all’economia circolare, in grado di accelerare scelte imprenditoriali sulla sostenibilità ambientale che abbiano anche ricadute economiche e occupazionali positive, anche in questa fase di difficoltà economica.

“Non ci si può più interrogare solo sui target di riduzione delle emissioni, ma va preso in considerazione il come, passando da un modello di sviluppo lineare a uno circolare” ha dichiarato Catia Bastioli, Presidente di Kyoto Club e CEO Novamont “L’Italia, in questo senso, ha l’opportunità di diventare un Paese di riferimento. Soprattutto nel settore della bioeconomia esistono già filiere innovative che con il giusto supporto potrebbero diventare un formidabile acceleratore e catalizzatore di opportunità in diversi comparti, dimostrando che la de-carbonizzazione, prevista dagli accordi di Parigi e di Marrakech, non è un costo aggiuntivo ma un investimento vincente per una profonda rigenerazione territoriale”.

È indubbio che economia circolare, uso efficiente delle risorse e green economy rappresentino la sfida per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici ma diano anche forma a quello sviluppo sostenibile che sta pian piano cambiando il nostro sistema economico.

La green economy, infatti, fa bene anche all’occupazione: nel 2016 le imprese che hanno investito nello sviluppo sostenibile hanno assunto di più (330mila dipendenti, pari al 43,9% del totale delle assunzioni, stagionali e non stagionali, previsti nell’industria e nei servizi): ben 2milioni e 964mila green job, il 13,2% dell’occupazione complessiva nazionale.

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