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Esiste il fotografo green?

città: Milano - pubblicato il:
green jobs fotografo

green jobs fotografoClaudio Còmito è un fotografo giornalista che ha vissuto sulla sua pelle la grande rivoluzione del digitale; lo incontriamo – dopo che alcuni suoi scatti ci hanno accompagnato al convegno che abbiamo organizzato in tema di Green Jobs – per capire quanto anche il suo settore si è reso negli anni più rispettoso dell’ambiente.

Ovvero proprio di quel comparto che dà vita alle sue foto che puntano a dare un senso estetico al mondo della frutta e della verdura al di là del gesto quotidiano del lavarli, pelarli e cucinarli.

“Perché sono anche bellissimi” afferma Còmito “In loro noi riconosciamo la bellezza della natura che, nonostante la nostra frettolosa e indifferente voracità, va guardata, riconosciuta, amata. Anche la cosa più umile, osservata nei suoi particolari, può risultare meravigliosa come per esempio una cipolla rossa”.

E veniamo al tema della nostra intervista, la sostenibilità del mondo fotografico che negli ultimi anni ha vissuto profonde modifiche: come si è trovato, innanzitutto, a passare al digitale e dove i miglioramenti/peggioramenti?

Come ogni cambiamento complesso ci sono stati fattori positivi e negativi. Gli aspetti positivi, a mio parere, sono molti. Primo tra tutti la possibilità di sperimentare che con le macchine digitali è molto più libera.

Oggi è possibile scattare un numero di foto praticamente illimitato, con il solo vincolo della quantità di memoria delle scheda; una volta invece, con i rullini fotografici, la quantità di scatti era molto limitata.

Anche la possibilità di affrancarsi dagli sviluppi ha permesso di ottenere originali per la stampa in tempi più ristretti e con l’uso dei programmi di correzione delle immagini si può avere un controllo molto più accurato del proprio lavoro.

L’aspetto negativo è una generica perdita di qualità che un tempo veniva assicurata dai molti tipi di pellicole in commercio e la necessità indispensabile di un intervento in post produzione che renda lo scatto come esteticamente lo si desidera, il che si ottiene spesso con una lavorazione complessa che necessita di una ottima conoscenza dell’uso del computer e dei programmi di fotoritocco.

Questo comporta, dal punto di vista ambientale, qualcosa di buono (si evitano acidi, si usa meno la carta…) oppure no?

L’uso della stampa su carta si è in effetti molto limitato soprattutto da parte dei fotografi occasionale, cosiddetti da telefonino, che sono milioni. Le immagini vengono gestite totalmente in digitale, conservate e guardate con strumenti digitali e condivise nei social network.

Ovviamente l’assenza di sviluppo e di stampa, adesso anch’essa digitale, permette l’abbattimento di materiale inquinante, anche se bisogna riconoscere che i materiali usati nel periodo analogico avevano un relativamente basso impatto ambientale. Credo che sia il ridotto uso della carta il fattore più importante.

Vero è che così ormai tutti fanno i fotografi: qui si apre anche un tema social dell’uso spregiudicato dello scatto…

Fotografare è comunicare e quindi un atto di libertà. Personalmente sono convinto che il modo con cui la fotografia è entrata di forza nella comunicazione di massa sia stupendo. I bambini, per esempio, imparano a scattare foto prestissimo, favoriti dalla semplicità d’uso dei cellulari.

Non sento affatto un senso di inflazione dovuta a troppe foto ovunque anzi, credo che sia un indispensabile modo di comunicare contemporaneo.

L’aspetto negativo è un imbarbarimento dovuto alla riduzione di capacità critiche nei confronti della fotografia d’arte, per esempio. Nei cellulari sono d’uso corrente filtri automatici che creano effetti molto standardizzati alle foto scattate, illudendo l’autore di aver prodotto uno scatto assolutamente personale, artistico, mentre non è cosi.

In genere gli obiettivi, anche ottimi, dei cellulari sono sempre e solamente grandangoli, per ridurre il problema della messa a fuoco, e le zumate sono ottenute con un processo digitale complesso – l’interpolazione – che riduce moltissimo la qualità, già abbastanza scarsa, a causa di una risoluzione d’uscita troppo bassa, ottima per un uso sui social, ma insufficiente per la stampa in grande formato e la lettura del particolare.

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