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Diamo valore agli scarti agro-industriali

pubblicato il: - ultima modifica: 12 Ottobre 2021
scarto agro-industriale

scarti agro-industrialiGli scarti agro-industriali stanno aiutando il cambiamento economico.

Stiamo infatti transitando da un modello economico lineare nel quale le materie prime vengono trasformate nei prodotti e gli scarti smaltiti, a un modello circolare nel quale tutti gli scarti e i residui vengono riciclati, riusati o perlomeno valorizzati.

Se consideriamo gli scarti agro-industriali possiamo vedere che essi costituiscono una vera miniera di composti da valorizzare e possiamo così progettare bio-raffinerie nelle quali tutta la biomassa viene valorizzata per ottenere bio-prodotti e bio-materiali a diverso valore aggiunto.

Questo approccio può essere adattato a coltivazioni dedicate oppure ai residui di industrie già attive, in quest’ultimo caso si parla di simbiosi industriale.

Per il primo caso consideriamo la bio-raffineria basata sulla canapa che è stata oggetto del progetto VeLiCa. Questa pianta tradizionalmente veniva coltivata esclusivamente per la fibra tessile e veniva tagliata prima della fioritura, molto prima quindi della maturazione del seme.

Noi abbiamo invece scelto di coltivare fino a ottenere il seme dal quale si estrae l’olio, ottenendo così una fibra di qualità inferiore che però è molto adatta alla produzione di bio-compositi a elevata resistenza meccanica e più leggeri di quelli rinforzati con fibra di vetro, utili in particolare per il settore automotive e aeronautico.

Dall’olio invece si possono produrre carburanti, lubrificanti e resine poliuretaniche o acriliche bio-based. I residui di queste due lavorazioni ovvero il panello residuo della spremitura dell’olio e i fusti residui della sfibratura, vengono poi sfruttati integralmente.

Il primo ha un elevato contenuto in proteine che vengono idrolizzate per ottenere ingredienti cosmetici o esaltatori di gusto, mentre il canapulo (fusto) può essere trasformato in zuccheri fermentabili e quindi in bioetanolo o acido lattico, precursore di una bioplastica, il PLA (acido polilattico).

Il secondo approccio è quello di valorizzare gli scarti agro-industriali di produzioni già esistenti, in particolare alimentari.

Nel caso del riso stiamo realizzando pannelli per la bioedilizia formati da lana di scarto e paglia di riso che hanno un ottimo comportamento isolante termico e acustico, materiali resistenti all’acqua per pavimentazioni esterne mentre dalla pula si ottengono molecole preziose per la cura dell’ipercolesterolemia e addirittura anti-tumorali.

Questo approccio si può applicare a molti altri scarti agro-industriali, quelli dell’industria del vino, del pomodoro e dei prodotti caseari per esempio, cercando sempre di individuare prima le classi di composti presenti negli scarti e poi disegnando un percorso di valorizzazione in base alle loro caratteristiche chimiche e non bruciando o fermentando tutto indiscriminatamente per creare energia.

Questo articolo sugli scarti agro-industriali è stato realizzato da Nicoletta Ravasio, ricercatrice Istm Cnr.

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