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Quel cibo che viene dalle foreste: Wood*ing

città: Torino - pubblicato il:
Wood*ing

Wood*ingSi parla di cibo a Identità Golose, il congresso della cucina internazionale d’autore, ormai arrivato alla sua tredicesima edizione, che cerca di mettere in evidenza gli chef più noti e anche alcuni progetti degni d’attenzione: Wood*ing è uno di questi.

Questo wild food lab è nato da un’idea della giovanissima chef Valeria Margherita Mosca e uno dei suoi progetti cardine è Thinking like a Forest.

Si tratta di un nuovo modello di azienda agricola che vuole riconvertire alpeggi lombardi in stato di abbandono o semi abbandono da circa 50 anni.

L’obiettivo di Wood*ing è di rinforzare le specie in via di estinzione e preservare la biodiversità attraverso la progettazione di campi sperimentali per la coltivazione biologica a basso impatto ambientale di piante spontanee. Per ora si tratta ancora di un progetto in itinere e all’attivo esiste solo un campo di 1 ettaro, in Val Masino, concesso dalla proprietaria dell’Alpeggio Predarossa.

Ma si sta per attivare un secondo campo in Val Malenco, fortemente voluto – come afferma l’ideatrice – anche dalle istituzioni del territorio.

Wood*ing inizia con la scelta, la catalogazione e la raccolta dei semi selvatici delle piante dell’area, questi vengono fatti crescere nei vivai per poi essere reimmessi nei territori selezionati per evitare l’estinzione.

“Ci occupiamo di dare valore” racconta la giovane chef “al cibo selvatico in ogni sua forma e su tre livelli distinti: la raccolta delle materie prime, la loro conservazione e, infine, il loro impiego in cucina”.

Da questa iniziativa, portata avanti in collaborazione con Legambiente, Coldiretti e Regione Lombardia, nasce una cucina che sposa il wild food con la riqualificazione di territori sfruttati e poi abbandonati dall’uomo.

Il cibo selvatico, disponibile nei nostri ecosistemi, è un’importante risorsa alimentare e culturale esistente a impatto quasi nullo sul pianeta.

Attraverso la ricerca e la sperimentazione del cibo selvatico per l’alimentazione e la nutrizione umana si riattiva anche tutto il tessuto socio-economico locale impedendo la perdita di un bagaglio culturale tradizionale.