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Luce nuova al Museo: il caso del Poldi Pezzoli di Milano

città: Milano - pubblicato il:
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casa museo poldi pezzoli milanoIl Museo Poldi Pezzoli da oggi lo potremo vedere sotto un’altra luce: è infatti stata ristudiata l’illuminazione delle sale e delle opere esposte che porterà a un risparmio del 60% di energia elettrica.

È questo il calcolo effettuato dallo Studio Ferrara Palladino Lightscape che ha curato anche l’installazione di nuove sorgenti a Led.

Il risultato si deve al fatto che i fasci di luce – spiega a Green Planner Pietro Palladino, uno dei progettisti del nuovo impianto di illuminazione – sono specificamente orientati sulle opere e le distanze tra apparecchio di illuminazione e soggetto illuminato sono nella maggior parte dei casi molto ridotte (i bracci dei lampadari si allungano fino a due metri).

A ciò si deve aggiungere il fatto che il flusso luminoso emesso da ogni apparecchio installato è singolarmente regolabile.

L’efficienza energetica si accompagna a un miglioramento delle condizioni percettive e di fruizione delle opere esposte al Museo Poldi Pezzoli: risultato importante – fa notare Palladino – se si considera che solitamente al risparmio energetico si accompagnano prestazioni analoghe alle situazioni preesistenti.

“L’illuminazione ottenuta” dichiara Annalisa Zanni, direttore del Museo Poldi Pezzoli “pur garantendo una percezione unitaria degli ambienti della casa museo, al tempo stesso isola le singole opere valorizzandole maggiormente, per una migliore percezione secondo le aspettative del visitatore di oggi”.

In effetti, va fatto notare che il visitatore odierno – spiega ancora la Zanni – è ormai incline a una diversa visione degli oggetti. Per esempio, la retroilluminazione degli schermi di computer e tablet cui siamo abituati porta il nostro occhio a privilegiare il dettaglio dell’opera, tralasciando la visione di insieme.

Il progetto di illuminazione dello Studio Ferrara Palladino Lightscape, risultato vincitore del concorso a inviti indetto dal Museo Poldi Pezzoli, ribalta completamente l’approccio che il museo aveva adottato e ormai risalente agli anni Settanta, su progetto dell’architetto Piero Castiglioni, dove si privilegiava, attraverso l’illuminazione, la visione degli ambienti.

Il che permetteva di sottolineare il carattere di casa-museo del Poldi Pezzoli, ma la luce proiettata sui soffitti e sulle volte a volte era debole sulle specifiche opere d’arte. La luce è ora diretta e precisa; ogni opera diviene protagonista e riceve un’illuminazione personalizzata.

Per ottenere questo obiettivo, i progettisti hanno studiato una struttura leggera, sospesa al soffitto che riprende l’idea del lampadario, attualizzandolo. L’oggetto che noi oggi vediamo nelle sale è il risultato di uno studio innovativo sia per i materiali utilizzati – fibra di carbonio – sia per l’impiego di un sofisticato sistema di regolazione della luce.

Esempio emblematico del risultato ottenuto al Museo Poldi Pezzoli lo si apprezza nel Salone Dorato, dove i capolavori sono tornati a emergere in tutta la loro bellezza e plasticità, svelando molti dettagli rimasti finora nella penombra.

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