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Inquinamento stradale, lo assorbono 275 alberi, in un unico pannello

pubblicato il: - ultima modifica: 12 Ottobre 2021
inquinamento stradale citytree

inquinamento stradale citytreeA Modena è in atto un esperimento per assorbire l’inquinamento stradale.

Pannelli ricoperti da piante sono stati installati in alcune via ad alta intensità di traffico.

Si tratta dei CityTree, pannelli biotecnologici la cui tecnologia si deve alla startup tedesca Green City Solutions (GCS).

La tecnologia finora era stata testata in laboratorio mediante sperimentazioni condotte in tunnel del vento, ovvero in condizioni controllate dove è stato simulato l’ambiente reale e l’effetto del CityTree messo a confronto con quello dei boschi urbani.

Queste sperimentazioni sono state condotte da Gcs in collaborazione con l’Università di Tecnologia Applicata di Dresden, l’Università Tecnologica di Dusseldorf e l‘Istituto per la Ricerca in Troposfera di Leibniz.

Ora, nell’ambito del progetto CityTreeScaler (Cts), finanziato da Climate-Kic, il partner italiano Proambiente S.C.r.l. (Consorzio del Tecnopolo AMBIMAT del CNR di Bologna e afferente alla Rete Alta Tecnologia Emilia-Romagna) e con la collaborazione dell’Istituto delle Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR, si stanno testando i pannelli in un ambiente urbano reale per capire la loro reale capacità di abbattere inquinanti atmosferici specifici pericolosi per la salute e per l’ambiente, quali NOx e polveri sottili.

Il progetto ha una durata di due anni e durerà fino alla fine del 2018. I risultati del progetto verranno divulgati a partire dalla seconda metà del 2018.

Ma intanto, ad Arianna Cecchi, Innovation Lead di Climate KIC Italy abbiamo rivolto qualche domanda sulla parte verde dei CityTree. Ovvero sulle specifiche della vegetazione.

Perché sulla carta le caratteristiche di questi pannelli sono fenomenali: in strutture autoportanti lunghi 3 metri, alti 4 e profondi 60 centimetri sono supportate specifiche colture di muschio e piante vascolari che combattono l’inquinamento stradale divorando polveri sottili (Pm10), biossido di azoto e ozono producendo, secondo i risultati dei test di laboratorio effettuati finora, lo stesso effetto di 275 alberi ma utilizzando meno dell’1 percento di spazio.

Secondo gli sviluppatori questo enorme filtro vegetale è in grado di rimuovere dall’aria circostante 240 tonnellate di CO2.

La vegetazione adottata nel pannello biotecnologico – risponde la ricercatrice – è caratterizzata da un insieme di muschi e piante del genere sedum, piante comuni che comprendono numerose specie perenni e molto rustiche con un portamento per lo più strisciante o ricadente.

Le foglie del sedum sono carnose, di un verde intenso, hanno la funzione di immagazzinare acqua e sono generalmente piccole, numerose e ricoperte da una sostanza cerosa o da una leggera peluria. Insieme ai muschi offrono quindi un’ampia superficie per intrappolare gli inquinanti.

Manutenzione di questi pannelli: che attenzioni sono richieste?

I pannelli sono dotati di un sistema di irrigazione e di trasmissione dati automatico che viene alimentato da pannelli fotovoltaici. L’attività principale di manutenzione riguarda il riempimento della tanica del sistema di irrigazione.

Quali potrebbero essere gli sviluppi futuri? Quanto è il probabile costo di questi pannelli?

Queste tecnologie non hanno l’ambizione di poter risolvere il problema della qualità dell’aria nelle città e dell’inquinamento stradale, ma possono trovare applicazione in quei contesti urbani molto cementificati e dove è più difficile installare dei veri e propri boschi urbani come per esempio alcuni ambienti indoor sensibili (aeroporti, stazioni, scuole) o i canyon stradali.

I canyon stradali sono caratterizzati da elevate sorgenti emissive (traffico) e poca diluizione delle masse d’aria con conseguente accumulo di inquinanti. Per queste loro caratteristiche sono considerati ambienti ideali per l’implementazione di soluzioni di questa natura dove svolgono una funzione di parziale mitigazione e di arredo urbano.

Il sito di viale Verdi a Modena, dove è in corso la sperimentazione, rispetta proprio le caratteristiche di canyon stradale urbano: strada trafficata delimitata da palazzi alti che fungono da barriera per la dispersione dell’inquinamento stradale.

Climate-KIC Italy: da chi è composta, di che si occupa?

Climate-KIC Italy è la filiale italiana di Climate-KIC, una Knowledge e Innovation Community (KIC) sui cambiamenti climatici nata in seno all’Istituto Europeo per l’Innovazione che tuttora ne cofinanzia le attività.

Climate-KIC è a oggi è il più grande partenariato pubblico-privato europeo che si occupa di innovazione per contrastare i cambiamenti climatici: è una community di circa 250 partner tra aziende (50%), università, enti di ricerca (25%) ed enti del settore pubblico (25%), presente in 19 Paesi Europei. La community italiana conta 20 partner tra le varie categorie.

La filiale italiana ha sede a Bologna dove è stata avviata nel 2009 da ASTER, il consorzio della Regione Emilia Romagna preposto all’innovazione e al trasferimento tecnologico.

Climate-KIC Italy è oggi una s.r.l. che ha il compito di implementare i programmi Climate-KIC in Italia, creando e realizzando, in collaborazione con i propri partner, proposte di alta educazione e formazione professionale di alto livello, progetti di innovazione e dimostrazione, accelerazione di startup, con l’obiettivo ultimo di sviluppare e portare sul mercato servizi o prodotti innovativi in risposta alle sfide dei cambiamenti climatici.

Le iniziative di innovazione sono realizzate nell’ambito di 4 grandi aree tematiche: sistemi produttivi sostenibili; transizioni urbane; sistema decisionale, misure e finanza; uso sostenibile del territorio.

Parte delle attività dello staff di Climate-KIC Italy è coordinare progetti e le iniziative dei propri partner, facilitare collaborazioni internazionali e tra il mondo dell’istruzione, della scienza e dell’impresa, cercare ulteriori opportunità di collaborazione e sinergie con organizzazioni e iniziative nazionali.

In questo contesto nasce il progetto CityTree Scaler: nato in Germania e oggi in fase dimostrativa in Italia grazie alla collaborazione transnazionale facilitata dal lavoro di Climate-KIC Italy a favore del partner ProAmbiente.

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