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2018, anno dedicato al patrimonio culturale che… vale tanto!

pubblicato il: - ultima modifica: 12 Ottobre 2021
patrimonio culturale

patrimonio culturale8 milioni di euro: è quanto il Parlamento Europeo ha garantito per le attività promozionali legate all’anno europeo del patrimonio culturale che coincide con il 2018.

Forti le attese di ritorno: secondo studi di settore, infatti, sarebbe dimostrato che investendo un euro nella cultura, se ne ottengono più di 20.

Il patrimonio culturale conta molto per l’Europa: infatti sono circa 300.000 le persone impiegate direttamente nel settore del patrimonio culturale UE, che genera indirettamente 7,8 milioni di posti di lavoro.

Il 2018 dovrebbe accendere tutti i riflettori possibili per sfruttarne il potenziale economico diretto e indiretto di questo comparto rafforzando il suo contributo all’economia e alla società.

Soprattutto in Italia dove – secondo un recente rapporto stilato da Symbola – il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, fatto da imprese, PA e non profit che danno lavoro a 1,5 milioni di persone (quasi 22mila unità in più del 2015), muove circa 90 miliardi di euro per poi arrivare a stimolare altri 160 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale.

Stiamo parlando quindi di circa 250 miliardi che è il valore della cultura oggi in Italia. Turismo in testa perché più di un terzo della spesa turistica nazionale, esattamente il 37,9%, è attivata proprio dalla cultura e dalla creatività.

È quanto emerge, appunto, dal Rapporto 2017 Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, con la collaborazione e il sostegno della Regione Marche e di Sida Group.

Gli stessi che lanciano un monito: “per ragioni relative alla conservazione dell’identità e al rilancio dell’economa turistica, è assolutamente rilevante il fatto che, per i prossimi 10 anni, l’intera quota dedicata alla conservazione dei beni culturali dell’8 per mille destinato allo Stato sarà utilizzata per interventi di ricostruzione e restauro del patrimonio culturale nelle aree colpite dai terremoti del Centro Italia”.

E del fattore strategico cultura sembra aver preso maggiore coscienza anche l’Unione Europea: in quest’ottica va letto l’impegno del Parlamento Europeo per l’istituzione del Fondo di garanzia sui prestiti, che attribuisce 122 milioni di euro a intermediari selezionati dal Fondo Europeo per gli investimenti, per consentire ai soggetti dei settori culturale, creativo e audiovisivo di accedere a finanziamenti a tassi interessanti e senza ricorrere a garanzie personali.

Un Art bonus per sostenere il patrimonio culturale

Il trend positivo del sistema culturale è stato favorito anche dall’Art Bonus, il credito d’imposta introdotto nel 2014 grazie al quale sono nati 5.216 mecenati che nell’insieme hanno donato 123 milioni di euro.

Una misura che sta contribuendo a un avvicinamento potenzialmente dirompente tra patrimonio storico artistico e forze della società.

Cosa si intende per Sistema Produttivo Culturale e Creativo? Questa analisi scandaglia il Sistema Produttivo Culturale e Creativo ovvero tutte quelle attività economiche che producono beni e servizi culturali, ma anche tutte quelle attività che non producono beni o servizi strettamente culturali, ma che utilizzano la cultura come input per accrescere il valore simbolico dei prodotti, quindi la loro competitività, che nello studio definiamo creative-driven.

Il sistema produttivo culturale si articola in 5 macro settori: industrie creative (architettura, comunicazione, design), industrie culturali propriamente dette (cinema, editoria, videogiochi, software, musica e stampa), patrimonio storico-artistico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici), performing arts e arti visive a cui si aggiungono le imprese creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative, come la manifattura evoluta e l’artigianato artistico).

Dal mobile alla nautica, larga parte della capacità del made in Italy di competere nel mondo sarebbe impensabile senza il legame con il design, con le industrie culturali e creative.

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