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Basta mandare l’aria in fumo, parola dei Cittadini per l’Aria

città: Milano - pubblicato il:
cittadini per l'aria

cittadini per l'ariaStanno provando a difendere l’aria. La nostra aria. In tutti i modi. Anche con gli strumenti messi a disposizione dalla Legge. E attirando l’attenzione di noi tutti. Tanto che ora hanno lanciato un concorso fotografico.

Sono i Cittadini per l’Aria che chiedono ora di scattare una foto alle navi fumanti in vacanza nel Mediterraneo e così partecipare al concorso fotografico Un mare di fumo.

Ovviamente ci sono dei premi in palio, ma soprattutto si tenterà di sensibilizzare la gente su questo grave tema che affligge l’aria delle nostre città di porto, danneggia la nostra salute, l’ambiente e i nostri monumenti.

Green Planner, stanca non soltanto delle navi che fumano ma anche di tutti coloro che sostano in auto con il motore acceso ha lanciato qualche domanda al presidente di Cittadini per l’Aria, Anna Gerometta.

A che punto siamo rispetto all’ultimo avvertimento lanciato all’Italia dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea?

L’Italia ha, pendenti a livello Europeo, due procedure di infrazione per violazione dei limiti – stabiliti dalla direttiva 2008/50/CE – per PM10 e NO2 (biossido di azoto).

Entrambe le procedure sono a uno stadio avanzato in quanto l’Italia ha da poco ricevuto, per entrambe, il parere motivato dalla Commissione Europea che prelude alla promozione del giudizio avanti la Corte di giustizia.

Dopo il parere motivato lo Stato ha 60 giorni per rispondere su come intende sanare la violazione. Rispetto alla procedura sul biossido di azoto il parere motivato è stato notificato lo scorso 15 febbraio, mentre il parere motivato sulla violazione dei limiti del PM10 è stato notificato il 27 aprile scorso.

Ora Governo e regioni si muovono ma i proclami sono stati fatti più e più volte. Occorre passare dalle parole ai fatti e vedere come si realizzano gli annunci.

Quali sono le prossime mosse che i Cittadini per l’Aria porteranno avanti?

Sul fronte Padano dopo aver proposto a febbraio di quest’anno ricorso al TAR Lombardia per ottenere che la Regione Lombardia prendesse atto dell’insufficienza dell’attuale Piano degli Interventi per la qualità dell’Aria (PRIA) abbiamo ottenuto che si attivasse – con delibera del 3 aprile 2017 – l’aggiornamento del PRIA: ora dovremo monitorare i tempi; ma il livello di attenzione, già dal tono della delibera, pare scarso.

E se sarà necessario ricorreremo nuovamente al Tribunale, anche grazie al supporto dell’associazione europea Client Earth, che è al nostro fianco in questa battaglia, per pretendere che il piano sia tale da far rientrare la Lombardia entro i limiti di legge nel termine più breve possibile come previsto dall’Art. 23 della direttiva.

Due giorni fa abbiamo poi presentato al Comune di Milano (Commissione Ambiente) i dati del nostro monitoraggio fatto sul biossido di azoto con oltre duecento cittadini di Milano. E abbiamo dimostrato che l’84% dei campionatori utilizzati dai cittadini per misurare l’NO2 vicino a casa o a scuola viola – annualmente – il livello di legge di 40 ug/m3 (93% su base mensile).

Nella legenda di ogni campionatore, che è visibile sulla nostra mappa, abbiamo inserito mortalità, ricoveri e bronchiti aggiuntivi in base ai parametri individuati dall’OMS per l’esposizione all’NO2.

Queste violazioni e il danno sanitario sono completamente riconducibili alla non azione politica sul traffico e i diesel in particolare.

Questo lavoro si ricollega alla delibera sul PUMS (Piano urbano della mobilità sostenibile) che il comune dovrebbe adottare a giorni.

Il piano è grossolanamente insufficiente a proteggere i cittadini dall’inquinamento e anche su questo fronte faremo osservazioni e se necessario ci rivolgeremo al tribunale per ottenere che chi deve agire a tutela della salute dei cittadini lo faccia.

Questo progetto è replicabile in qualunque città italiana e… cerchiamo uno sponsor anche per un bel progetto di comunicazione video su quanto l’inquinamento danneggia noi e l’arte che ci sta intorno.

E sul resto del territorio italiano?

Sul fronte nazionale i Cittadini per l’Aria stanno seguendo in particolare il tema delle emissioni navali perché sia creata nel mediterraneo una zona ECA (Emissions control area) che faccia sì che le emissioni prodotte dalle navi siano sempre più ridotte, abbassando il danno alla salute dei cittadini e al patrimonio artistico delle nostre città portuali.

A Marzo, con un gruppo di associazioni europee, abbiamo adottato la dichiarazione di Roma che auspica che gli stati membri del mediterraneo adottino al più presto un’area ECA nel Mediterraneo, come già esiste nei paesi del Nord.

Questo è un tema che meriterebbe di essere trattato a parte perché ce ne si occupa troppo poco. I dati danno il trasporto marittimo in crescita esponenziale ma i carburanti utilizzati dalle navi non sarebbero ammessi a terra perché inquinano centinaia di volte in più. Le crociere promettono natura e invece inquinano l’aria intorno a sé mettendo anche a rischio la salute dei passeggeri.

Le città di porto sono tremendamente esposte ai fumi delle navi. A Civitavecchia è stato calcolato che la popolazione residente entro i 500 metri dal porto ha un incremento di mortalità da tumore al polmone del 31% e un incremento di mortalità per malattie neurologiche del 51%.

Stiamo prendendo contatto con chi si occupa di questo tema e con i ministeri e gli enti di ricerca per fare sì che questo diventi un tema prioritario.

Voi Cittadini per l’Aria agite anche come segnalatore di buone pratiche per abbattere l’inquinamento?

Certo, facciamo quello che possiamo con le risorse disponibili. A livello terrestre le misure sono progressiva (rapida!) eliminazione dei diesel dalle città, la riduzione all’osso dell’uso dell’auto privata nelle aree metropolitane, il divieto dell’uso di combustibili solidi (legna /pellet) ovunque si violino i limiti del PM10 e PM2,5, estensione delle zone a basse emissioni ai mezzi di cantiere, buone pratiche in agricoltura per la riduzione dell’ammoniaca, che è un importante precursore del particolato.

Ci sono poi tante altre misure riguardanti gli stabilimenti (uso di BAT nel controllo delle emissioni, la pianificazione del trasporto, + ciclabilità e ferro e meno trasporto su gomma) ovvie.

Sul fronte navale è cruciale che l’Italia riprenda lo slancio che aveva avuto nel 2014 ipotizzando una zona a basse emissioni nel Mediterraneo e se ne faccia portatrice a livello Europeo: nel frattempo occorre che venga istituita a livello nazionale una zona di rispetto entro le 12 miglia del mare territoriale in cui le navi devono – almeno – utilizzare carburante avente un tenore di zolfo dello 0,1%.

I porti devono poi essere elettrizzati al più presto e, nel frattempo, devono adottare sistemi incisivi di incentivazione delle navi al rispetto di stringenti valori ambientali di emissioni e buone pratiche. Cambiare, si può fare.

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