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Il Cnr conferma il legame tra incendi boschivi e cambiamenti climatici

città: Roma - pubblicato il:
cambiamenti climatici incendi boschivi

cambiamenti climatici incendi boschiviL’equazione – quasi scontata – è stata verificata dai ricercatori dell’Igg-Cnr, in collaborazione con le università di Barcellona, Lisbona e della California: a causa dei cambiamenti climatici, nei prossimi decenni, il rischio di incendi boschivi in area Mediterranea potrebbe aumentare per le condizioni climatiche più aride.

La tesi, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, si è avvalsa di modelli matematici in grado di prevedere pericolosità ed estensione degli incendi boschivi.

Antonello Provenzale, direttore dell’Igg-Cnr ci spiega che, nonostante la maggior parte degli incendi sia innescata da attività umane, dolose e non, lo studio è stato in grado di constatare che le condizioni climatiche influenzano la propagazione e quindi l’estensione dell’incendio.

Le variabili prese in considerazione per formulare la teoria sono l’area bruciata (Burned area) e la siccità quantificata tramite Spei (Standardized Precipitation Evapotranspiration Index), un indice che misura la differenza fra precipitazione ed evapotraspirazione (perdita d’acqua dal suolo).

I dati mostrano che le anomalie di area bruciata seguono in modo pressoché lineare le anomalie dello Spei: in parole semplici se l’aridità in un certo anno raddoppia rispetto all’anno precedente, anche l’area bruciata tenderà a essere il doppio di quella dell’anno precedente.

Prima di questo studio non si era capito se, a lungo termine, a influenzare gli incendi estivi in un determinato anno fossero le condizioni di siccità dell’estate dello stesso anno o dei precedenti.

Grazie all’analisi dei dati è stato però possibile dimostrare che nell’aumento di estensione degli incendi contano in misura maggiore le condizioni secche della stessa estate, mentre l’aridità estiva degli anni precedenti potrebbe addirittura ridurre gli incendi nell’anno in corso.

Questo impone di correre ai ripari e trovare soluzioni per i prossimi anni che, a causa dei cambiamenti climatici, prevedono un aumento di estati siccitose, che porteranno quindi a un significativo aumento dell’area bruciata nell’Europa mediterranea.

Il rischio maggiore lo corrono le zone più settentrionali dell’Europa mediterranea, come Italia del Nord, Francia, Catalogna, i cui ecosistemi si sono adattati meno nei secoli passati alla progressiva siccità che l’area sta sperimentando.

I cambiamenti climatici, che alzeranno la frequenza e l’intensità delle condizioni siccitose attese per il prossimo futuro rischia di ridurre l’efficacia delle strategie di prevenzione attuali e richiede lo sviluppo di nuove metodologie di controllo sovra-nazionali.

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