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0,001 di euro a chilometro, il contributo per sostenere i siti Unesco

città: Milano - pubblicato il:
siti unesco italiani

siti unesco italianiOra che i siti Unesco italiani sono arrivati a quota 53 c’è chi pensa a come mantenere alta la loro sostenibilità. Anche economica.

È Giacomo Bassi, presidente dell’associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco e primo cittadino di San Gimignano a spiegare infatti che essere nominati siti Unesco “non è un punto di arrivo ma costituisce un punto di partenza per un percorso impegnativo”.

Ed è proprio lui che a nome dell’associazione ha proposto un piano finanziamenti fuori della Legge 77/2006.

siti unesco giacomo bassiL’idea è quella di partire dall’indotto creato in tema di turismo dai siti Unesco: “Nel 2015 sono stati percorsi su tutti i tratti autostradali italiani poco meno di 80 miliardi di chilometri” spiega Bassi citando i dati Aiscat “se immaginiamo di introdurre un sovrapprezzo per il pedaggio, da destinare a finanziare il Piano Nazionale per i siti Unesco, pari a 1/millesimo di euro (0,001 di euro) al chilometro, avremmo un gettito annuo pari circa 80 milioni di euro”.

“E l’aggravio per gli utenti sarebbe irrisorio: per esempio la tratta di 1.000 chilometri dal Brennero a Reggio Calabria passerebbe da 69 a 70 euro, quella tra Firenze e Bologna da 8 euro a 8,10 euro. Oppure, visto che il gettito da pedaggio complessivo introitato dalle diverse società che gestiscono le autostrade è dichiarato in 7,4 miliardi di euro (fonte Aiscat dati 2015), se destinassero l’1% di questi proventi al Piano Nazionale Siti Unesco, avremmo un gettito pari a 74 milioni di euro”.

Il sindaco però ammette che non sarebbero comunque sufficienti questi fondi. Ma l’idea di rendere partecipe, attivamente, il turista è una buona pratica. Il resto ovviamente dovrebbe farlo il Governo. L’associazione infatti rilancia anche l’esenzione dal Patto di Stabilità delle spese per il patrimonio culturale Unesco.

O meglio: “Ogni anno” continua Bassi “con la Legge di Stabilità, il MiBACT dovrebbe chiedere di essere assegnatario di un budget di Patto di Stabilità da distribuire agli Enti pubblici gestori di Siti Unesco, a fronte di progetti di restauro e valorizzazione del patrimonio culturale ricadenti dentro il perimetro del sito”.

“E soprattutto, questo meccanismo, nella programmazione di investimenti per gli Enti Locali gestori, non metterebbe in competizione la tutela del Patrimonio con altri investimenti indispensabili e relativi alle funzioni primarie (scuole, cimiteri, marciapiedi, strade, impianti sportivi e così via)”.

Buona cosa, infine, sarebbe normare a livello nazionale anche la collaborazione tra soggetti privati e pubblici.

“Esistono già delle esperienze” conclude Bassi “ma sono caratterizzate da differenze sostanziali in termici di sostegno economico da Regione a Regione. Potrebbe essere incentivata la loro costituzione quando ne venga garantita una valida progettualità di fusione delle azioni pubbliche con quelle private: in questo sarebbe utile un provvedimento ad hoc, per esempio di tipo emendativo alle normative riferite alla Riforma Madia delle partecipate pubbliche, per dare certezza giuridica e forza costitutiva a queste esperienze”.

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