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Canapa: come usare seme, paglie e… infiorescenze

pubblicato il: - ultima modifica: 12 Ottobre 2021
coltivazione della canapa

coltivazione della canapaE se usassimo l’olio di canapa anziché quello di palma? Tanto più che ha un leggero giusto di nocciola.

Dal seme di canapa, si ricava infatti un olio pregiato, ricco di sostanze e proprietà nutritive: Omega 3, Omega 6 e tutti i 12 amminoacidi, molto utile soprattutto per chi ha problemi di cuore.

Dalla macinatura della crusca del seme si ha poi la farina con la quale è possibile creare tutti i prodotti da forno anche per chi, come i celiaci, hanno bisogno di evitare il glutine.

Chi si occupa di canapa potrebbe inventarne una applicazione al giorno, tanto questa pianta è duttile. Francesco Pedicini della cooperativa Campanapa li elenca anche in ambito bio-edilizia.

“Dalle trasformazione delle paglie” ci spiega “si ha un materiale tecnico che si suddivide in fibra e canapulo (la parte legnosa dello stelo), che possono essere impiegati per diversi scopi industriali, per esempio già alcuni marchi automobilistici come la Volkswagen utilizza la canapa (fibra) per l’automotive, ovvero l’utilizzo di cruscotti fatti di canapa per l’insonorizzazione dell’abitacolo, oppure miscelando calce e canapa (canapulo) si può ricavare un mattone resistente, traspirante e ignifugo, pienamente in regola con le nuove tipologie di costruzione, incentrate sulla sostenibilità e i consumi energetici”.

In ultimo, ma di certo non meno importante, c’è l’utilizzo delle infiorescenze che possono essere impiegate nel settore farmaceutico o nutraceutico, visti i diversi principi attivi che questa pianta contiene – come il Thc (tetraidrocannabinolo) e il Cbd (Cannabidiolo).

Si tratta di molecole oggi molto conosciute soprattutto grazie agli studi scientifici che hanno dimostrato il loro ottimo effetto nelle cure antitumorali e del dolore nei pazienti soggetti a chemioterapia o affetti da sclerosi multipla, nell’epilessia infantile e in tantissime altre patologie.

È bene ricordare – spiega infine Pedicini – che la canapa sativa da noi coltivata è la sorella di quella indica. La sativa ha comunque una percentuale, seppur minima, di Thc, la molecola incriminata perché è quella che dà l’effetto psicotropo o per dirla in gergo è quella che sballa.

Al contrario la canapa sativa rientra nei parametri delle normative europee e del Mipaaf che il 2 dicembre ha regolamentato la coltivazione della canapa portando la percentuale di Thc allo 0,6%, ed è una percentuale talmente bassa che ha al massimo l’effetto rilassante sulle persone, al pari di una camomilla.

Attualmente però la legislazione in questo campo è ancora lacunosa e tutti gli attori del settore attendono maggiori risposte, onde evitare problemi di natura giudiziaria.

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