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L’innovazione del comparto moda guarda alla sostenibilità

pubblicato il: - ultima modifica: 7 Agosto 2020
moda sostenibile

moda sostenibileIl settore della moda sta vivendo una fase di profondo ripensamento dei suoi processi di produzione.

La sostenibilità, sollecitata negli ultimi anni anche da importanti campagne di associazioni ambientaliste come Greenpeace, è via via diventata driver di innovazione.

Nel libro Innovazione e sostenibilità nell’industria tessile, edito da Guerini, Aurora Magni e Carlo Noè fanno il punto sulla moda italiana che ha visto una lieve crescita di fatturati nel 2016 con 53 miliardi di euro e oltre 400mila occupati.

La peculiarità dell’industria della moda italiana è quella di abbinare antichi saperi e artigianalità a innovazione, ricerca e tecnologia, localismi e internazionalità.

Il settore si è sempre più aperto alla collaborazione con l’industria chimica, meccanica, elettronica e recentemente anche agroalimentare nella ricerca di nuove soluzioni, materiali e applicazioni.

La sostenibilità dei processi si inserisce nel vasto panorama dell’economia circolare che stimola le aziende verso una progettazione all’avanguardia che abbraccia anche l’utilizzo di materiali e tecnologie per la riduzione degli sprechi e dei rifiuti con conseguente minore impatto ambientale.

Il libro offre case history di importanti realtà del made in Italy come Radici Group, il gruppo chimico che produce filati da riciclo e biologici o Filmar, filatura cotoniera bresciana che si avvale di coltivazioni biologiche di cotone egiziano.

L’analisi degli autori rivela che la leva della sostenibilità è stata assimilata dalle aziende come un’opportunità duratura per ottimizzare i costi, ridurre i consumi, sviluppare nuovi prodotti e conquistare i consumatori.

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