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Product life cycle: prodotti più duraturi e facili da riparare

città: Milano - pubblicato il:
Product life cycle

Product life cycleLa circular economy interessa, ora, anche Strasburgo che si occupa del product life cycle.

Dopo il fenomeno del car sharing, in aumento in tutta Europa, e la diffusione di piattaforme che mettono in condivisione utensili quotidianamente poco utilizzati, come il trapano, tra vicini di casa, ora il tema è il riutilizzo e la riparazione.

Come ci comportiamo quando si rompe un elettrodomestico? Secondo un Eurobarometro del 2014 il 77% dei cittadini europei preferirebbe riparare i propri beni anziché acquistarne di nuovi. Non sempre però è possibile.

Spesso, infatti, il consumatore è spinto all’acquisto di nuovi prodotti, non tanto per l’innovazione tecnologica che avanza, quanto semmai per l’impossibilità, o la difficoltà economica, della riparazione. In media si acquistano elettrodomestici nuovi ogni 1-4 anni, un lasso di tempo troppo breve, causato da un programmato product life cycle dalle stesse aziende produttrici.

E questa corsa, a volte forzata, al rinnovo, produce tonnellate di rifiuti, molto spesso difficili da riciclare. Sono queste le motivazioni che hanno spinto il legislatore europeo, attraverso la proposta dei Verdi, a prendere una decisione sulla questione.

L’obiettivo dell’Europa è quello di ridurre i rifiuti sia energetici che di materie prime. Ma come si articola la strategia messa in campo dall’UE? Il Parlamento vuole promuovere prodotti con un ciclo di vita – product life cycle – considerevolmente più lungo della media attuale.

Le raccomandazione approvate, a oggi, mirano a garantire che i consumatori usufruiscano di prodotti non solo duraturi, ma di alta qualità, anche facilmente riparabili. Il primo scoglio da superare è quello dell’obsolescenza programmata.

L’Unione Europea ha stabilito un sistema in grado di rilevare l’obsolescenza incorporata nei prodotti, ma ha varato anche delle adeguate misure dissuasive per i produttori. Altra cosa invece riguarda la riparabilità.

Sono state votate, infatti, raccomandazioni che allungano la garanzia, che incentivino gli Stati membri a promuovere prodotti durevoli e che favoriscano al tempo stesso di recarsi presso riparatori indipendenti.

In ultimo, come ci ricorda Pascal Durand, relatore della proposta di legge, “Dobbiamo fare in modo che le batterie non siano più incollate a un prodotto così non dobbiamo buttare via un telefono quando la batteria si rompe”.

Molte aziende del settore si stanno muovendo verso la direzione promossa dall’UE. Gli apripista sono imprenditori svedesi, tedeschi e olandesi.

Fairphone è già stato immesso nel mercato e sta riscuotendo molto interesse. Si tratta del primo telefono modulare, che permette la sostituzione di ogni parte del dispositivo con estrema facilità e senza incorrere in costi ingiustificati.

Insomma, le soluzioni sono dietro l’angolo sta al consumatore essere informato nel momento dell’acquisto. Ora l’Unione Europea vuole stare dalla sua parte, fornendogli gli strumenti necessari.

Il Parlamento, infatti, invita la Commissione a considerare un’etichetta europea volontaria che indichi, in particolare la durabilità, la progettazione ecocompatibile e la riparabilità dei prodotti.

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