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Con trasporti urbani più efficienti si risparmierebbero 12 miliardi annui

pubblicato il: - ultima modifica: 7 Agosto 2020
trasporto urbano

trasporti urbaniCon trasporti urbani più efficienti in Italia si risparmierebbero fino a 12 miliardi all’anno: il dato emerge dalla ricerca The European House, realizzata da Ambrosetti in collaborazione con FS Italiane.

12 miliardi di euro all’anno di risparmio, quasi un punto in percentuale del Prodotto Interno Lordo: sarebbero questi gli impatti potenziali di una organizzazione ottimale della mobilità nelle 14 Città Metropolitane del Paese in termini di risparmio di tempo, decongestionamento, miglioramento dell’ambiente e della sicurezza.

Soltanto con il dimezzamento dei tempi di spostamento dei nostri connazionali – portandoli al livello di quelli dei principali Paesi europei – si arriverebbe a risparmiare tra i 5,5 e i 7 miliardi di euro all’anno, ovvero tra lo 0,34 e lo 0,44 percento del Prodotto Interno Lordo (PIL).

Chi utilizza i trasporti urbani nelle quattordici aree metropolitane del Paese (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia) impiega in media il doppio del tempo che a Parigi, Madrid, Berlino o Londra: 61 minuti per coprire solo 5 chilometri e mezzo.

Secondo lo studio esiste però un margine di miglioramento che può portare a un’inversione di tendenza nell’arco di tre-cinque anni fondata su tre pilastri:

  • la creazione di un solido sistema di infrastrutture di trasporti urbani su rete fissa e la forte integrazione modale correlata a un’efficace pianificazione urbanistica
  • lo sviluppo di un modello di gestione del servizio collettivo che sia sostenibile a livello ambientale ed efficiente in termini economici
  • l’aumento degli investimenti in innovazione tecnologica che, anche attraverso lo sviluppo di piattaforme di servizi integrati, rendano il sistema capace di offrire una migliore esperienza di viaggio

Significativo innanzitutto il deficit infrastrutturale degli impianti a rete fissa che vede l’Italia con 3,8 chilometri di rete metropolitana per milione di abitanti.

Lo split modale è fortemente sbilanciato verso la mobilità individuale, autovetture e motocicli (610 autovetture ogni 1.000 abitanti) con il 48,3 percento a Milano, il 45 percento a Torino, il 65,5 percento a Roma e il 78 percento a Palermo contro il 41,1 percento di Madrid, il 39,2 percento di Berlino, il 33,1 percento di Londra e il 16,6 percento di Parigi.

Lo studio, in modo del tutto originale, elabora l’Indice di Mobilità Urbana che consente di comparare la mobilità delle 14 Città Metropolitane italiane, calcolandone la qualità: ai primi posti Milano con un valore di 8,07, Torino (7,12) e Venezia (6,41). Seguono Roma con 5,60 e Napoli con 5,07 per il Centro-Sud. In coda alla stessa graduatoria si trovano Messina con 4,28, Reggio Calabria (4,26) e Palermo (3,90).

Il nostro Paese sconta inoltre una forte frammentazione in fatto di pianificazione e competenze, con una carente integrazione tra scelte urbanistiche e governance della mobilità.

Il futuro dei trasporti urbani italiani dipende insomma dalla capacità di realizzare un riequilibrio modale verso soluzioni di trasporto collettivo.

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